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I pionieri avevano il sangue bollente. S’erano bevuti l’oceano, cosa poteva fermarli? Presero la terra, la trasformarono. Avevano un sogno, non si curarono della “realtà”: mossi da qualcosa di più grande e potente, si spinsero oltre, verso il “possibile”. Hanno avuto ragione loro, senza i sogni la storia non cammina.
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“Non basta na man de verde per darti il tono di un’azienda che crede nell’ambiente e nello sviluppo sostenibile. Alla prima pioggia, il colore verde viene via, resta il tuo solito grigio, il colore della tua verità aziendale, e ti sei sputtanato per la vita”. Così parlò un tipo che ha cominciato a masticare societing 15 anni fa; ci ha creduto, è stato coerente, ha pagato lo scotto dell'essere "avanzato".
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sempre fatto tanto con le proprie mani. Hanno coltivato la terra, costruito case, avviato imprese, cresciuto figli, montato macchine. Hanno creato un mondo. Si sono magari interessati poco di ciò che doveva essere fatto con le parole. Ma da qualche anno, sono nati molti lavori lontanissimi dal fare manuale e molta della muta sapienza delle mani è andata perduta.
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“Venite, l’abbiamo ucciso! Chi? Il padre”. Chissà se gli storici approverebbero questo piccolo dialogo, come cifra sintetica di quell’esperienza straordinaria (anzitutto nell’accezione di “fuori dell’ordinario”) e dirompente, ma anche ambivalente e problematica, che è stata il ’68.
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Un giovane di 23 anni di Cittadella si è tolto la vita impiccandosi nel fienile di casa. Si chiamava Stefano. Era un giovedì di metà ottobre. Aveva detto ai suoi genitori che quel giorno si sarebbe laureato. Triennale di Ingegneria, non c’era bisogno che si assistesse alla tesi, avrebbe continuato con la specialistica.
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Non dirò quale edizione fosse ma il vaporetto ci stava portando al Lido per il primo incontro con la Mostra del Cinema. Con un corto realizzato per l’Università avevamo rimediato un paio di accrediti per accedere gratis alle proie-zioni. Percorrere a zig-zag il canale della Giudecca e osservare Venezia e le zattere mentre si fanno accarezzare dalla luce calda di settembre, apre l’animo del forestiero a sensazioni positive. La Bellezza ridà senso al Mondo.
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Qualche anno fa, quando è iniziata in Veneto l’era delle piste ciclabili, pensavo fossimo in via di avvicinamento all’Europa del Nord, particolarmente “avanti” sui temi della mobilità alternativa e sostenibile. E invece niente: abbiamo italianizzato e quindi sterilizzato pure questa chance di dimostrarci un paese all’altezza degli altri. Ecco come.
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Al Black and White erano apparsi dei cartelli scritti a mano. Così, all’improvviso, forse dopo quella notizia che lo aveva buttato in una disperazione calma, senza sgomento. Li aveva scritti lui, Siopenaeur. Così era chiamato Alfredo, il barista. Negli anni settanta aveva frantumato l’anima a tutti in paese con la storia della militanza. Si diceva fosse in contatto con gente di primo livello nella brentana che erano stati quegli anni.
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STILELIBERO sostiene la candidatura di Venezia, di Venezia-Padova-Treviso, del Veneto, per le Olimpiadi 2020. Senza se e senza ma, senza sconti, siamo pronti a fare la guerra per avercele, le Olimpiadi. E Bari se ne stia zitto, stiano zitti San Nicola, i porti e le navi, e i politici, prima di tutto stiano zitti i politici.
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Circa un anno fa il Governatore Galan si infuriò con alcuni giornalisti locali per certi “articoli mafiosi” - si osava azzardare l’ipotesi di un interesse delle organizzazioni mafiose per la nostra terra -, articoli che infangavano l’intoccabile buon nome del ricco e produttivo Nordest.
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