“Mica tanto trafficata la Panoramica sullo Stretto”, dicono i passanti. Comune di Villa San Giovanni. Messina. Te lo dicono con il loro italiano meraviglia e stupore e Italiano sacro/antico e deciso e legno di tabacco masticato, prima e dopo la frase.
Un nome così impone una scelta. La strada ordinaria che dà sul mare - che ci costringe a guardare il mare - o la Panoramica sullo Stretto? Sguardo di intesa e ridere, tra me e lei. Scegliamo la Panoramica. Due desideri minuscoli sereni appagati. Io e la mia compagna che vota PD (e il demonio mi capisce, già so che tra me e lei finirà a stilettate). Inversione. Via a sinistra. Penso, intanto. Ho in testa questi qui. I tizi di STILELIBERO che leggo via mail dentro il mio iPhone. Voglio bene a questi qui di STILELIBERO. Gente bella. “Ci scrivi due cose sulla musica italiana?”, mi chiedono. Penso a quello che si può scrivere dentro quaranta righe intorno alla musica italiana, quindi. Il primo pensiero che mi viene, mentre guardo il porto e le luci dalla Panoramica è “Come mai i Virginiana Miller, che sono la migliore band italiana, non trovano all’istante una etichetta che stampa il loro disco finito mesi fa e, nel frattempo, sento voci intorno a quella nullità assoluta di Gianni Morandi che pontifica e gorgoglia idiozie e invita ospiti e canta (?) su Rai Uno?”. Quel Gianni Morandi lì che dovrebbe ricevere, ci fosse una giustizia divina che non c’è, la tortura sacrosanta che prevede la spoliazione davanti al pubblico di Rai Uno, il trattamento delle sue gonadi dentro uno spremiagrumi 4000 volt e, a seguire - ma aspettando che balbetti pietà - scat-, la divisione del suo corpo in due parti (due) quasi uguali a opera di una sega circolare. Oppure penso a quella pantomima assoluta di Lorenzo Cherubini Giovanotti. Con la ’g’, sì. Vi risparmio, 26 lettori cari, la tortura che riserverei a questo servo sé nonostante della sinistra moderata senza una idea del mondo, della musica e, soprattutto, della lingua italiana. Dico che avrei bisogno di più spazio per torturare a dovere queste nullità facili da torturare. E, cristo!, ho scelto a caso due prove infernali che dicono di un mercato discografico (chiamiamolo così) che, in Italia come altrove, premia l’immondizia. Chissà come mai. Sarà mica per lo stesso motivo che i “libri” di Faletti si vendono a centinaia di migliaia di copie? E quelli di Ammaniti un tantino meno, ma, comunque, precipitano garruli sugli scaffali degli autogrill? |