“Seguo il ritmo della natura, guardo le piante, ascolto le stagioni. Inizio ad allenarmi appena disgela, in primavera quando il clima me lo permette- in questa stagione le piante non si svegliano?, continuo per tutta l’estate ma aspettando che scenda un po’ il sole perché fa troppo caldo e il corpo suda ed il sudore mi fa scivolare sulla roccia, in autunno quando raggiungo il mio peso forma e non fa più così caldo do il meglio di me e mi accorgo che riesco a fare ciò che ho sempre voluto. D’inverno vado in letargo, le piante smettono di crescere, no? Io riposo, il clima freddo rallenta i miei movimenti, lo ascolto, rimango in un luogo caldo, al riparo dalle intemperie così a primavera ricomincerò. Da tempo seguo questo ritmo, sento il mio corpo e questo mi solleva, mi fa sentire terreno nonostante ci siano poche persone al mio fianco…”. Era un uomo solo a contatto con la natura; mi chiesi se quel che fa quest'uomo lo allontana dalle altre persone, e mi risposi. Si sa che noi non seguiamo più le stagioni, diciamo che non ci sono più, ma sbagliamo, le stagioni ci sono ma siamo noi a non vederle, potremmo riposarci d’inverno? No, saremmo improduttivi, chi non produce non guadagna, non abbiamo più campi, abbiamo gli animali da mungere ma il loro latte non ci piace più, abbiamo delle case che non ci permettono di sentire le differenze climatiche, che ci importa se fuori si gela o fa un caldo equatoriale quando all’interno del nostro ambiente domestico abbiamo riscaldamento e climatizzatore che stabilizza il nostro ambiente? Non siamo più preparati alle variazioni. Dobbiamo sempre essere produttivi... Ma quando riusciremo a fermarci e guardarci dentro, a vedere il nostro vicino, a toccarci come si faceva fino a pochi anni fa e ad ascoltare di nuovo le stagioni? Si è passati da una vita nei campi dove si lavorava con la forza delle braccia ad una vita nei capannoni; da una vita di contatti, di filò, ad una vita dove gli amici sono virtuali e quelli reali non sono più il “compare” di una volta disponibile a donare un braccio al proprio amico e sempre pronto al bisogno. È forse questo il disagio, non riuscire a mettersi in un centro, a trovare un equilibrio? Si sa, la verità sta sempre nel mezzo. |
