Dall'altra parte, parlo di chi possiede capacità, valore personale, iniziativa, di chi si trova in una fase di vita in cui tradizionalmente la freschezza di idee ha prodotto i risultati di sviluppo più entusiasmanti, più utili e innovativi e però si trova a dover accettare condizioni di lavoro - e quindi di vita - umilianti. E che, subendo questo tipo di ingiustizia, vivendo quotidianamente queste situazioni, dovendo sottomettersi a logiche che vanno invariabilmente a ignorare le sue capacità e potenzialità, quasi sistematicamente non reagisce. Parlo di frustrazione, di occlusione, di prigionia dell'intelligenza. Parlo di un bisogno profondo di riscatto. Della necessità di cominciare a fare un'obiezione profonda e unanime a questo tipo di mondo, di dire no al "mondo uno". Di creare Mondo Due, la festa dell'intelligenza, la possibilità di costruirsi un nuovo senso della vita potente, di cominciare a dare libero spazio alla propria forza creativa, di cominciare a rifiutare le logiche che non riconoscono il talento, la passione, l'intraprendenza, la forza giovane. La decisione di dire "ok basta, adesso facciamo noi" dev'essere totale, dev'essere condivisa, senza partito. Mondo Due: l'intelligenza dev'essere lasciata libera di costruire. La storia si muove per cicli dialettici: alla tesi segue l'antitesi ed entrambe devono trovare un'armonizzazione nella sintesi. Il mondo zero riteneva fondamentale studiare per il miglioramento delle proprie condizioni economiche; il mondo uno ha trovato il successo - e qui in Veneto in un modo quasi assoluto - a prescindere da titoli di studio e competenze intellettuali; il Mondo Due deve fare sintesi di questi mondi precedenti, valorizzando un modello di sviluppo individuale in cui si integrino abilità tecniche e manuali, intelligenza, cultura umanistica a livelli d'eccellenza. In ogni caso, a breve, ne saremo costretti. |
