Il Mercato aveva vinto l'ultima guerra di posizione nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino. Valori millenari si accomodarono su rotoli di grasso, attendendo di crepare di Nichilismo. La sera prima dello scoppio della guerra, il 14 settembre 2008, il Mercato – che teneva in scacco gli Uomini, drogati dalla “unica e sola felicità dei consumi” – andò a coricarsi presto. Diede un'occhiata tra Padova-Vicenza-Treviso, lì aveva fatto un buon lavoro. Chiuse gli occhi. Ma non fu un sonno tranquillo, da qualche tempo soffriva di una fastidiosa ernia a disco. “L'età, l'età”, si diceva. Il 15 settembre 2008 una delle figlie del Mercato, smaniosa di vita, fuggì dal Convento di Wall Street e dichiarò guerra al padre. Quella figlia, un po' troietta, si chiamava Crisi. Per un paio d'anni, il Mercato giocò diverse carte contro la Crisi: schierò il suo braccio armato Tecnica, mise in campo l'artiglieria pesante delle banche, fece incursioni agili e spiazzanti con gli ammortizzatori sociali (la strategia era “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”), riuscì a recuperare qualche posizione sulla linea Maginot del Pil, mandò avanti l'orda massiccia dei “Vecchi Gerontocratici dalle ricche Pensioni”. Ma la Crisi riusciva a rispondere, colpo su colpo. Il Mercato – attraverso la sua spia Stato-di-Polizia – venne a sapere che c'era qualcuno dietro alla figlia, ma le identità degli alleati gli rimanevano oscure. Del resto, gli alleati erano oscuri pure alla Crisi, che solo il 24 gennaio 2012 riuscì a riunire i vari eserciti che a diverso titolo le si erano affiancati: Giovani, Ambiente, Creatività civile, Umanesimo, Web 2.0. La Crisi li tenne insieme con un motto: “Se non ora, quando?”. I Giovani, in particolare, si incazzarono quando il Mercato certificò la loro espulsione dal Parlamento delle Generazioni, c'erano sempre stati in schiacciante ed insignificante minoranza: “Dobbiamo tagliare i costi del Parlamento – decretò il Mercato - Ho qui le stime dell'Economia Tradizionale: l'Economia Tradizionale stima che dopo la guerra, anche se si vince, lei potrà occupare non più dei 2/3 dei lavoratori occupati nel 2008. Un Terzo – più i signori Precari - lasciano lo stato di “ricchezza mobile” e passano alla “povertà fissa”: vi invito a vivere la Rassegnazione e la Depressione, in fondo sono cazzi vostri”. Messi con le spalle al muro, i Giovani si diedero alla Guerra: finalmente avevano trovato il nemico, finalmente avevano intuito la necessità del Conflitto. L'Ambiente, dal canto suo, se la prese perchè il Mercato lo affliggeva, non voleva che nessuno lo toccasse, “Vietato calpestare”. Lui aveva bisogno di affetto, di fisicità, aveva bisogno di respirare. La Crisi, dopo un anno con l'esercito riunito, ebbe la meglio sul Mercato. La Liberazione fu celebrata il 7 luglio 2013. A quel punto, sfiancata da anni di dura battaglia, si ritirò a vangare un orto nell'Alta Padovana. Di tanto in tanto, la Crisi si concedeva pose da storica: “Ogni guerra mondiale è diversa da quella che l'ha preceduta, diverso il modo di combattere, diverso quello di morire; vince chi si accorge per primo di essere davvero in guerra”. Poi, nel tempo libero, praticava sesso libero, nella calda stalla, d'inverno, all'ombra dei selgari quando faceva caldo. |
