L’anno scorso, è ben chiaro a tutti, c’è stata una crisi energetica piuttosto grave; la prima strategia per fronteggiare, da sempre, qualsiasi crisi sia possibile definire come tale è una miglior gestione delle risorse a nostra disposizione, che improvvisamente ci sembrano essere scarse rispetto alle nostre necessità. Riorganizzarsi. Probabilmente, gli utenti del gas non ragionano così, o forse questa capacità di riorganizzarsi l’hanno persa: nell’epoca del consumo a tutti i costi, se non ce la faccio da solo, ricorro al debito per mantenere il mio tenore di vita. E la cosa non sembra limitarsi al ragionamento dei singoli utenti, dato che da quando, l’anno scorso, il prezzo del petrolio è scoppiato arrivando a 150 $ al barile non si parla d’altro che di efficienza energetica (intesa come consumare uguale spendendo di meno) e di energia da fonti rinnovabili (intesa come troviamo nuovi modi di produrre energia perché risolvere i problemi di approvvigionamento energetico è una grande possibilità di business). L’aspetto emergenziale insomma è servito a creare un clima di opinione pubblica favorevole, l’impressione di una necessità ineluttabile; adesso ci si fa profitto: impianto fotovoltaico per tutti, solare termico per tutti, impianto a GPL per tutti, nucleare per tutti, cappotto termico per tutti. A debito, naturalmente. Vedere la questione in questo modo crea delle distorsioni mica da poco nella percezione del problema, e devia conseguentemente in modo sostanziale da quelle che potrebbero essere le soluzioni più immediate e più efficaci. Fermo restando l’innegabile bisogno di una razionalizzazione e diversificazione delle fonti, l’approccio corretto, a parer mio, parte invece dalla razionalizzazione dell’uso dell’energia: ha poco senso trovare nuove, meno inquinanti e meno costose fonti energetiche se poi l’utilizzo dell’energia prodotta è in qualche modo fuori controllo; in un tempo più o meno lungo, il problema finirà per riproporsi. Dobbiamo e possiamo porci in forte discontinuità con questo modo di ragionare, che delega il problema ad altri, lontano, o che ci coinvolge da vicino solo per farci comprare qualcosa. La vera sfida, bolletta alla mano, è consumare meno: capire dove si può tagliare, dove si può ottimizzare, dove è possibile, opportuno, urgente intervenire. Non do consigli pratici su quali siano gli interventi che possono essere fatti perché non è questo che mi interessa; non sono un rappresentante di lampadine a basso consumo né di lavatrici ad alta efficienza. La soluzione tecnica è semplice da trovare, e sono in molti ad essere bravi e preparati a suggerirla. Quello che manca, e che ti porta allo sportello del gas a protestare inferocito (ma in fondo impaurito) contro una segretaria affranta, è lo sforzo a monte: il comprendere cioè che una cittadinanza attiva passa anche attraverso la consapevolezza e il controllo dei propri comportamenti, anche in quell’ambito energetico che ci sembra così lontano e inafferrabile e nel quale possiamo essere invece veri protagonisti. Con la consapevolezza e il controllo, non c’è paura; senza paura, qualsiasi crisi può essere superata. |
