Sarà l’ideale di vita crasso e scurrile, a base di connessioni, spritz e fitness, che allontana da sé e relega in un mondo mediocre. Sarà che di questi tempi l’angoscia è arrivare al 27. Tant’è... Comunque sia, capita, in una città come Vicenza, di assistere ad un assenteismo e ad un’indifferenza - nei confronti dell’impiantarsi di quella che sarà la più grande base Nato presente in Europa - che sono sconcertanti. Qua non si parla di gelato americano. È questione di missili, aerei che devono decollare per “esportare democrazia” (secondo il lessico perverso e diabolico della perbenista retorica diplomatica occidentale) a colpi di bomba. Sì, la democrazia ve la esportiamo noi. Col sangue vostro. In questo mese, decine di camion al giorno (le “bettoniere”, secondo l’amato slang popolar-lavoratore del nord est), stanno solcando la tangenziale di Vicenza per versare valanghe di cemento sul terreno dell’ex aeroporto civile “Dal Molin”, sito su cui si ergerà l’abominio. Gli spazi disusati che la natura si era ripresa con fantasia, attorcigliando edera sui muri vecchi, bucando l’asfalto crepato con innocue margherite, diventeranno piste di lancio per scaricare morte e distruzione; materassi di cemento per ricevere, di ritorno, apparecchi carichi di democrazia insanguinata. E tutto ciò nell’indifferenza dei più. I “pomeriggi sul 5” o sul “2” (tanto ormai non fa più differenza..), le vasche in centro, l’ossessione per la tartaruga sulla pancia, stanno tranciando le antenne del cuore a molti nostri contemporanei, forse un po’ a tutti. Quella passione per il sociale che non ha nessun pigmento politico, l’attenzione alla vita della polis (questa era la vera politica per gli antichi); il senso della giustizia, che è altra cosa dal bollettino compilato saltuariamente per i “poveretti”. Ecco, tutto ciò mi sembra che stia per essere spazzato via da un’informazione giornalistica e televisiva banale, studiata apposta per esserlo. Per renderci banali. E il parto, meglio, l’aborto di questa videocrazia o mediocrazia, è la ristrutturazione degli ideali di vita delle persone, per cui un po’ di sano egoismo, di pulito ed educato egoismo in questo mondo di m., è la ricetta per vivere bene. Stare bene. A dire il vero, mi è capitato di andare qualche volta al presidio che un gruppo di cittadini, liberamente, ha organizzato da tre anni nei pressi del luogo su cui sorgerà la fabbrica di morte. All’inizio un piccolo gazebo. Ora qualche tendone, e a settembre, anche un “Festival No Dal Molin”. Una resistenza nel segno della non violenza e dell’intelligenza, della decenza. La cosa che più mi fa soffrire è il silenzio quasi totale della comunità ecclesiale, sul pretesto della correttezza. In queste settimane mi è stato dato di sottoscrivere una lettera di un gruppo di preti in segno di protesta e solidarietà. Credo d’averlo fatto più per emulazione che per virtù. In ogni caso, mi viene in mente il grido che papa Benedetto ha alzato ad Auschwitz: “Dio, dov’eri?”. Domanda giustissima. Mi permetto, con timore e tremore, di aggiungere una piccola glossa al papa: “E tu, Chiesa, dove sei?”. |
