La crisi che stiamo vivendo è essenzialmente una “crisi relazionale”. Così parlò Luigino Bruni, economista. Nocciolo della teoria, banalizzando per dovere di sintesi: le relazioni tra le persone sono dalla rivoluzione industriale tarate sulla relazione di “mercato”, dare in cambio di soldi, dare per avere.
Altri tipi di “relazione” sono stati fagocitati dalla relazione onnivora e omnicomprensiva. Con la crisi del mercato, va quindi in crisi anche il modus principe della relazione tra le persone. E quindi le aziende si vedono costrette ad inventare nuove relazioni, nuove reti; giocano all’innovazione, si buttano nella rete delle reti, internet. Tutti sul web: è il nuovo sport nazionale. Ma il web fine a se stesso non è la soluzione. Del web, piuttosto, bisogna cogliere la metafora: il web ci racconta che gli uomini cercano “relazioni”. Innovare è fare una cosa semplice: aprirsi a relazioni poco patinate e molto autentiche; relazioni che vendano prodotti dando un briciolo di quella felicità possibile e di quella risposta di senso che cerchiamo in ogni gesto. L’impresa veneta può ritrovare “senso” se rinuncia al ritmo sincopato, se si guarda e si dice: “Quando i cinesi eravamo noi”. Dismesso il marketing vetrinoso e noioso, banale e volgare, tutto “femmina” e comunicazione, oggi è tempo di societing: nuove forme di socialità e condivisione, il valore simbolico della merce, l’evoluzione delle transazioni in relazioni, il consumatore che diventa partner. E, in definitiva, l’umanesimo e l’uomo che tolgono il mondo al mercato e alla tecnica. Per provare felicità e relazioni diverse. |