La reazione di Sandro e degli altri fu molto adeguata. Qualcuno disse anche troppo adeguata.
Lo dissero prima a lui da solo, poi in gruppo anche agli altri. Sandro, stamattina presto ze morta la Maria. L’assistente sociale quella mattina disse la Maria, glielo disse scandendo troppo. Lamaria ze morta? Quando ze morta Lamaria? rispose Sandro, quasi a correggere un imperdonabile errore di pronuncia. Lamaria era una di quei residui di welfare spontaneo che aveva resistito all’avvento del welfare moderno e organizzato. Era una dee dame dea san Vincenso – nella percezione dei ragazzi progressisti degli anni settanta la san Vincenzo de Paoli era a destra della Caritas, il braccio operativo più reazionario della carità delle parrocchie – una che per capire e accettare il termine volontariato ci mise almeno dieci anni. Poi lo usò molto a sproposito, ma con rara efficacia. Quando andava in giro per le case del paese per le sue opere si presentava semo quei del voeontariato. Usando, con fiera inconsapevolezza, attraverso una sineddoche al contrario, una verità davvero rivoluzionaria. Lamaria mise su quella che poi sarebbe stata chiamata una comunità. Tre, quattro mezi mati, bastansa indrioto, pitosto strambi. Successivamente si sarebbe detto tre quattro utenti con patologie psichiatriche e disabilità mentali privi di adeguato nucleo famigliare, inseriti in un contesto comunitario a bassa soglia. In quegli anni Lamaria diceva spesso a ze a casa no la comunità, nee comunità va i drogai, i nostri ze soeo mati - una reazionaria felice, perfino nella lingua. Era la casa dell’ex sacrestano, muri larghi di sasso, impianti sempre non funzionanti: idraulici, elettricisti ci andavano quasi più degli operatori. Ma non più de Lamaria. Insieme ad un gruppo di altri attempati volontari (tutti provenienti daea sanvincenso), ne era l’anima operativa, il punto di riferimento di quello strano e terribilmente interessante gruppo umano. La nostra parona diceva spesso Sandro, il suo storico, primo inquilino. Successivamente si sarebbe detto utenti, oppure ospiti, oppure clienti. Anche su questo l’inadeguatezza linguistica de Lamaria finiva per svelare problemi radicali, solo apparentemente risolti dalle nuove organizzazioni e dai nuovi linguaggi dei servizi territoriali. Quando la ex casa del sacrestan, dove sta Sandro e i altri dovette essere inserita dentro la rete dei servizi territoriali, le prime assistenti sociali chiesero a Lamaria quale era la loro modalità, il loro stile di lavoro con gli ospiti della “casa”. Di buona risposta Lamaria partì con un racconto molto circostanziato. Per gli ospiti – quelli che intendeva lei però - si era impegnata molto. Aveva pensato a tutto. Disse alla spaesata assistente sociale gavemo comprà un servizio da caffè co e venature dorate, e dopo gavemo una credensa - na cradenseta chiusa a ciave, e ciave e go mi vedea - co amaro alle erbe (fato dai frati de Praglia), Vov, Cogna e Fernè; ea pensa che na volta ze sta qua anca el vescovo. No par queo, come ospitalità se ze ospitali. Una parola moderna però la usò molto. L’aveva appresa da uno psichiatra capace. Imparò che probabilmente parte delle persone che stavano nella casa erano dei caratteriali. Per un periodo Lamaria andava in giro per le parrocchie come esperta, raccontava della ex casa del sacrestano e dei suoi inquilini. La sua parentesi, piuttosto lunga, sul fatto che erano un po’ caratteriali si concludeva sempre insoma i ze forti de caratere, co i se mete in testa na roba no te ghe a cavi gnanca col tritoeo. Filologia molto dubbia, ma tutti capivano bene quello che voleva dire. Il capitolo dell’educazione religiosa forzata fu un campo di battaglia. Una battaglia combattuta in modo intenso soprattutto contro gli obiettori di coscienza. In quegli anni particolarmente motivati e spesso politicamente orientati. Sito anca ti obiettore de conoscenza? chiedeva Sandro a tutti quelli sotto i quarant’anni che venivano in casa. Lamaria ancora insegnava la dotrina col catechismo de Pio X. Chi è Dio?, Dov’è Dio? Ancora freschi di pochi lustri dalla proclamazione del dogma dell’Assunta, cui anche la parrocchia era stata intitolata, Lamaria aveva puntato molti suoi corsi monografici sul tema. In entrata, nel corridoio era appesa la proclamazione, scritta in bella calligrafia, del dogma del 1950: L'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica. Lamaria allentò la presa sul punto solo dopo che Sandro iniziò a manifestare forte angoscia ed esprimere ossessivamente le sue preoccupazioni: ma ghe ze rischio che i aerei ghe vaga doso? Voleva molto bene alla madonna. Gli obiettori invece insegnavano di nascosto i dogmi marxiani a Sandro. Un giorno disse a Lamaria quando che rivarà i cavai dei cosacchi daea Russia bisogna che ghe sia acqua nea fontana davanti a ciesa… E Lamaria, nonostante capisse poco di politica e leggesse meno - per sielta diceva lei - sul comunismo aveva le idee ben chiare. E ben contro. Durante la fine degli anni di piombo, durante i mesi dei sequestri, una mattina dalla casa Sandro la chiamò col telefono che avevano in corridoio, a muro, a gettoni. Si era presentata, suonando il campanello, l’assistente sociale dell’ULSS appena istituita dopo la riforma sanitaria. Sandro telefonò tutto concitato Maria ze rivà quei del URSS, ma i ze in machina no coi cavai. Gli ultimi mesi prima di morire Lamaria li affidò all’ultima sua battaglia. Poco prima di stare male e di essere ricoverata. Doveva portare i tosi della ex casa del sacrestano a Lourdes. Servivano le carte d’identità non scadute. Ma la nuova legislazione sullo stato civile e sulla registrazione delle convivenze non prevedeva una situazione come quella della ex casa del sacrestano. Neppure il nuovo programma informatico dell’ufficio anagrafe del comune aveva i campi per inserire i dati. Non riuscivano a far fare i rinnovi delle carte d’identità Sandro e agli altri. La loro devozione mariana sarebbe stata conculcata. Lamaria perse la testa. Non si sa dove seppe che da qualche parte in Italia un comune aveva aperto un registro delle convivenze. Attraverso quello avrebbero potuto avere la residenza per Sandro e gli altri e, quindi, la carta d’identità per andare all’estero. Raccolse le firme assieme ad una associazione, una volta si sarebbe detto, di dubbia moralità. Ma lei non leggeva, non sapeva di politica. Per sielta. Le interessava solo andare a Lourdes con i tosi. Non fecero in tempo. Una banale bronchite invernale, spesso fatale per le persone vecchie. Alla fine della cerimonia funebre Sandro volle intervenire. In italiano quasi ben impostato disse: volevo dire a tuti di no avere paura per noi; Lamaria un po’ ci ha insegnato come prenderle per i corni, le paure. Poi non ce la fece proprio a tenersi e disse no abiate paura gnanca per lei; Lamaria è quasi più brava dela madona, lei gli aerei è buona a schivarli. Molti dei presenti furono percorsi da un sentimento di cui non sapevano il nome. |
