Claudia abbassava timidamente il suo sguardo malinconico mentre gli altri ridevano.
Dietro il velo - fin dal suo ingresso in chiesa - gli occhi si preoccupavano solo di studiare ogni angolo delle scarpe paterne.Tuc-Tumb-Tuc, Tumb-Tuc-Tumb, il passo militaresco richiamava le medaglie del padre appese su ogni parete di casa e rimbombava tra le navate spoglie di una chiesa fuori città. Solo di fronte all’altare, Claudia, mi ha guardato per qualche secondo: inadeguata e colpevole. Inadeguata a indossare quel vestito, in quel momento, in quello spicchio di mondo, lontana da qualsiasi centro. Colpevole: le avevano insegnato che era giusto, obbligatorio, forse sacro, sentirsi così. Poco prima di morire mi ha sussurato all’orecchio: “scusa”. E’ stato l’ultimo gesto liberatorio, un modo conformista di lottare, assecondando ancora una volta la sua educazione cattolica, gli orari, i rimproveri, le sberle e le medaglie. Quando alzo la carta velina per osservare meglio i dettagli delle foto, è come se mi sposassi ancora una volta. Il movimento è lo stesso. Chiudo l’album. Sistemo la cravatta e pulisco le spalle da una polvere inesistente. Oggi è un giorno importante. Dopo dieci anni di convivenza e decine di lavori cambiati, mio figlio Piero e Marta hanno deciso di sposarsi, anche se il pensiero della durata non appartiene alla loro generazione. Fuori è cambiato tutto, non so nemmeno dire cosa, il Tempo non lascia la possibilità di capire, così un giorno, una mattina qualsiasi ho deciso che se ne andasse e continuasse pure anche senza di me.Parcheggio di fronte alla fontana di piazza Garibaldi, stanno aspettando tutti me, faccio una breve corsa per mostrare il mio dispiacere. Abbraccio Piero, solo la stempiatura mostrava una certa parentela tra di noi. Non ha nemmeno messo le scarpe che gli avevo suggerito, ha preferito quel rosso acceso come le labbra del pupazzo. Il pupazzo ride sornione all’entrata come se volesse prendersi beffa di me, solo di me. Oggi, qui, non ci sono scarpe paterne da osservare con rispetto, non domina un indefinito senso di colpa, tutto è troppo lontano - dal mio mondo - per essere autentico. Per Piero sarà come un giro di giostra.Marta deve ancora arrivare. Entro. Sono cambiati i colori: due mesi fa era nero. Il pavimento del Macdonalds. |
