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C’era una volta il piccolo Luca che sempre aveva fame, di cosa non si sa.
Il piccolo Luca aveva una mamma bella che la domenica lo portava sempre al centro commerciale. La mamma alta e bella voleva bene al piccolo Luca per questo la domenica di sole o di pioggia lo portava sempre al grande centro commerciale. Ma dov’era il papà? Dove, non si sa! Una di queste domeniche al grande e azzurro centro commerciale comparve all’improvviso un grandissimo albero di Natale. Mamma mamma è Natale! Me lo compri il Natale? Il carrello d’argento era già pieno di cose e di cose da mangiare, tanto che quasi era più alto del grandissimo albero di Natale, ma il piccolo Luca, che sempre aveva fame, di cosa, non si sa, continuava a chiedere alla mamma: me lo compri il Natale? Il Natale non ce l’ho! E scoppiò a piangere disperato. La mamma alta bella e brava avrebbe fatto qualsiasi cosa per rendere felice il piccolo Luca. Allora gli comprò il Natale. Con tutto dentro. Non solo il loro. Ma quello di tutti. Il Natale proprio in assoluto, con il piccolo Gesù bambino sulla culla e il bue e l’asinello e i parenti e il panettone. Il piccolo Luca che allora divenne davvero felice si mangiò il Natale, tutto quanto, perché aveva fame, di cosa, non si sa. Quando nel grande azzurro e affettuoso centro commerciale, comparve un babbo Natale più grande ancora del grandissimo albero e del carrello d’argento, con il carillon appeso al collo che suonava Jingle bells, jingle bells Jingle all the way… il piccolo Luca ricominciò a piangere, a piangere tante lacrime che quasi allagò il grande azzurro e affettuoso e caldo centro commerciale. Ma il papà dov’è? Dove, non si sa! Mamma mamma mi compri un altro Natale? Era davvero davvero triste, ma intanto, siccome si era mangiato tutto il Natale di quell’anno, il piccolo Luca era diventato davvero grande, più grande del grandissimo albero e del grandissimo babbo Natale e del carrello d’argento. La mamma alta bella e brava e magra, che tutto avrebbe fatto per rendere davvero felice il piccolo Luca, gli comprò allora un altro Natale, quello dell’anno a venire e il piccolo Luca se lo mangiò tutto, con il carillon del babbo che continuava a suonare jingle bells jingle bells da dentro la sua pancia. E continuò così finché si mangiò tutti i Natali del loro mondo, mangiò tanto che diventò grandissimo e davvero grosso, più grosso di tutti i Natali messi assieme. Quando scoppiò a piangere per l’ennesima volta i Natali, ahimè, erano terminati, e la mamma alta bella brava e magra e buona che non poteva lasciare che il piccolo triste Luca fosse tanto triste fu colta dalla disperazione, il cuore le si fermò e morì. Ma dov’era il papà, dove, non si sa! Il piccolo Luca, che aveva sempre fame di qualcosa, di cosa, non si sa, guardò la mamma alta bella brava magra e buona e morta, smise di piangere, e se la mangiò, la masticò per bene, sputò le ossa troppo dure e la digerì. Intanto aveva pianto così tanto ma così tanto che il centro commerciale grande azzurro affettuoso e caldo e bagnato era tutto pieno d’acqua e l’acqua gli arrivava alla gola e anche se il piccolo Luca era altissimo e grandissimo più dell’albero del babbo e del carrello, l’acqua continuava a salire a salire e così continuò. Jingle bells, jingle bells Jingle all the way... |