A cosa serve un giornale, oggi? A rappresentare classi sociali nel tempo della frammentazione sociale? A dettare una linea politica? A cambiare la società? A infangare qualcuno?
A raccontare storie, così, per come avvengono, senza un filtro, senza darci un senso, una morale? I fatti parlano da soli, ma cosa sta dietro? Per esempio: cosa sta dietro un'alluvione? Perchè accade? Solo per qualche pioggia di troppo? Il Presidente della Repubblica qualche giorno fa è venuto nella redazione del mio giornale, ha detto che dobbiamo fare più "inchieste". Ma c'è tempo? Ci sono risorse? E chi legge vuole davvero approfondire? O si accontenta di ricevere conferme al suo "si dice"? E ai giornali, ai media, non conviene - è certo, conviene - puntare su sesso e morte, sangue e tradimenti, e le vendite sono assicurate? E che dovremmo fare, le anime belle, rincorrere l'iperuranio e gli immortali principi e poi chiudere, lasciare a casa giornalisti e lavoratori? Esiste un cortocircuito, in questa società, in cui i media assumono un potere fortissimo, ma è un potere come gli altri poteri di questo tempo, senza capo nè coda, non si sa dove inizia e dove finisce. Soprattutto, non si sa verso dove proceda. Manca un senso, manca un centro di gravità. La quotidianità del quotidiano, dell'ora, del minuto... Alla fine, siamo diventati schiavi del tempo declinato solo al presente, del tutto e subito. Notizie, notizie, notizie. Vecchie subito. Perchè c'è sempre dell'altro. La qualità è morta, esaurita, bruciata. Ma che cos'è la qualità? Un altro degli immortali principi. Ed allora è bello, ogni tanto, prendere in mano questo foglio pidocchioso e iroso di STILELIBERO. Ha un respiro locale, è connesso ad un mondo vitale, di idee e di giovani, si inserisce in un sistema di relazioni, non vuole informare nè formare, ma solo creare "contatti", "intrecci". Non so quanto durerà. Ai ragazzi chiedo solo di non farmi prendere una denuncia per diffamazione, sono il direttore responsabile, delle loro fesserie rispondo io. Per il resto, che scrivano. Non sono trascinati dall'urgenza di vendere, ma solo di "capire". Di intuire un nuovo mondo. Io non ci credo, sono scettica. Ma è bello guardare al loro appassionarsi. Facciano, si divertano. Noi donne siamo più pratiche. Ci basta non andare in galera. |
