“Le donne. Tutte puttane.” “Magari”, pensa Anna, entrando nel bar. Il rimmel che cola, lei che tira su col naso. Freud stavolta ha picchiato forte. Lo psicanalista ti fa stendere sul lettino perchè la verità fa scendere la pressione. E allora pronti là, con le gambe alte. Freud ha lo studio in centro. Quando finisce la seduta Anna va al bar vicino, e ordina un caffè, che è pronto giusto il tempo di fare pipì, asciugarsi gli occhi con la carta igienica e tirare lo sciacquone. Poi si siede, calma i nervi. “Le donne, tutte puttane”. Continua a dire Coso, quello che si impossessa del giornale nei bar e non te lo lascia fino ad aver letto anche l'ultimo necrologio. Che la notizia principale è una rumena di diciotto anni che mette all'asta la sua verginità: disperata, dice l'articolo; troia, sentenzia ovviamente Coso. Anna sorride amaro. Un annuncio potrebbe metterlo anche lei su eBay. Tipo. “Prendimi, se ci riesci”. Tipo. “Vendo verginità, ma facciamo a metà del compenso se ci passi”. Freud forse non approverebbe. Dopo anni passati a ripeterle che servono relazioni rispettate rispettose e rispettabili. Anni in cui lei continua a restare chiusa. Da sola, lei e i suoi organi interni, ostaggio di un sesso guardia svizzera che protegge il colonnato della sua sanpietro. Un sesso prepotente, che legifera embargo contro gli uomini che le braccia di Anna riescono a stringere fino a che non si scopre quello stretto segreto, stretto in mezzo alle gambe, e viene riportata al negozio, come merce non conforme, mentre da fuori è solo un'altra storia che finisce. Cocciuto, come i bambini che si chiudono e non te lo vogliono proprio dire che cos'hanno. Un sesso che piange, e tiene prigioniero il desiderio, come il genio dentro la lampada di Aladino. Anna a volte chiude gli occhi e la sfrega: lei che desidererebbe sapere almeno una volta soltanto com'è. Essere una puttana.
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