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Apro un occhio. La intravedo seduta sul bordo del letto, ma è presto per svegliarsi... mi dico... forse se ne va in bagno.
Si alza dandosi un piccolo slancio. Il gesto, di una velocità meditata, solleva la gonnellina della camicia da notte, e così ignara ed incurante mostra il culo. La visione in sé riconcilia la mano col pacco, frullatina di routine e ritorno là dov’ero. Al mio sogno.
“Ma che stavo sognando che non ricordo nulla?”.
Poco importa, lo sforzo è interrotto dal pianto di mio figlio ma faccio finta di niente e mi rigiro verso la sinuosa simulando sonni sovrapposti e millenari.
Riapro l’occhio di prima a mo’ di controllo: tutto ok, s’alza lei a vedere cos’ha il marmocchio; il nervo ottico assiste e manda in loop la stessa scena, gli stessi fotogrammi: spinta svogliata dal letto, teorie di pizzo e seta all’aria, culo in faccia. Ancora. Come nulla fosse, ma questa volta il riproporsi di tanta perfezione è tutt’altro che riconciliante.
Inizia a farsi strada una domanda, una questione seria:
“Ma da quanto, caro il mio minchione, non la vedi?”.
Sono le quattro del mattino, vorrei rimandare la risposta a domani e invece contro ogni mia volontà razionale il cervello impone al resto del corpo la conta dei giorni di astinenza andando a ritroso in un ginepraio di inutilità quotidiane...
Nel frattempo rientra l’allarme pianto e la deliziosa riprende il suo posto a letto. Mi avvicino accostando sua santità il cazzo alla naturale depressione che separa le chiappe perché dopo tanti pensieri impuri devo riassaporare per bene la dolce condanna qual’è dividere il giaciglio notturno con tanta grazia di dio. Eppoi oggi è già sabato e spenderò tutto il giorno a raccontarle fandonie su come mi senta bene ed avverta una nuova forza benevola e “...davvero amore, migliorerò ancora se possibile, per te, per noi, per nostro figlio, voglio vederlo crescere e ti dirò di più: smetto anche di fumare, smetto di bere, ingrandiamo casa, ma sia chiaro e ce lo siamo detti ed io sono d’accordo: aspettiamo ancora per un fratellino, gustiamoci questo figlio proprio come vuoi tu, scopiamo?”.
Fatal fu il meriggio/sacra la concezione/del secondogenito/il suggello.
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