In copertina c'è un occhio in alto a destra, un dito con un'unghia smaltata di rosso, un altro occhio più in basso e la testa di un maiale. Lo descrive così a tutti i negozianti che non ne hanno mai sentito parlare, il ciddì che cerca. E quelli che lo hanno ascoltato nel lontano millenovecentonovantacinque si domandano perchè una ragazzina che all'epoca faceva le elementari, cerchi un ciddì fuori commercio, introvabile e raro da poter essere barattato solo con un rene tra i collezionisti. Non è per lei, ovviamente: deve fare un regalo. Che nel millenovecentonovantacinque temperava matite, lei. Mica ascoltava musica indipendente come quelli che andavano forse al liceo. Lo cerca da quando le hai detto che l'hai prestato a qualcuno che non ricordi, che non te l'ha più reso e che ti manca. E che sarà impossibile trovarlo, un po' come finire... ad amarla. Perchè lo cerchi così? Le chiede Claudio. Eh. Perchè. Perchè è una questione di principio. E' una forma mentis resistere all'impossibile con la forza della propria insistenza, pensare a numeri a sette cifre sapendo di contare solo su dieci dita della mano e un pallottoliere. Fatti non foste per vivere come bestie da rassegnazione, accontentandosi dello status quo, rimanendo ad appannare il vetro dei propri limiti e a scriverci sopra con un dito che ci arrendiamo all'Eden, alla foglia di fico e all'albero proibito. Se la mela poi ha a che vedere con le paturnie di una ragazzina innamorata che sfida l'impossibile per dimostrarti che un giorno potresti persino amarla, o Venezia che sprofonda e non ha i braccioli, o le cellule che dichiarano guerra al corpo di un uomo... in fondo è sempre la stessa storia. Provare ad accorciare le distanze tra la possibilità e la probabilità e un desiderio. Il risultato del ricercare è un premio ulteriore, rispetto allo status acquisito di aver scelto di partorire con dolore e di aver rinunciato ad un Eden con le palme di plastica come nelle vaschette per le tartarughe. Ma ricerca per ricerca... voi non è che avreste da vendermi il ciddì “Da dentro” dei Lula?
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