Andare a Venezia in bici non si può. Si rischierebbe di impattare contro qualche turista distratto dai piccioni o di infrangersi rovinosamente sui gradini degli innumerevoli ponti. Per fortuna è sufficiente scendere in calle e fare quattro passi per raggiungere quasi ogni angolo di laguna. Quando poi il pedone si arresta di fronte alle profondità marine, ecco l'imbarcadero: vaporetto o barchìn poco importa, Venezia e le sue isole son lì, a portata di mano. Non è così, purtroppo, per la stragrande maggioranza delle città d'Italia. Non sono a misura di pedone né tantomeno di ciclista. Tempo addietro dalle colonne di Stilelibero si elogiavano le piste olandesi, si diceva di città a misura di ciclista. L'esperimento che abbiamo provato per voi è quello della vacanza in bici. Siete pronti? Il sottoscritto e altri sei baldi avventurieri lo scorso mese di agosto hanno sfidato la ciclabile della Drava, nella regione austriaca di Carinzia. La Drava è un bel fiumiciattolo che nasce -piccolino- a Dobbiaco e si snoda -ingrossandosi assai- per circa 750 km fino a tuffarsi -riverente- nel Danubio. Lungo gran parte del percorso il fiume è accompagnato da una pista ciclabile ben segnalata e immersa nella natura. Ne abbiamo “pedalato” in 5 giorni circa 250 km, facendo tappa di volta in volta nei paesi che incontravamo sul tragitto. E la bici? E i bagagli? Problemi pochi: la bici si noleggia in loco, all'ultima tappa si ritorna in treno -i treni austriaci neanche a dirlo sono puntuali e sempre dotati di scomparto per le bici- e la si restituisce. Ovviamente il mega-trolley rimane a casa: provate per gioco a far stare tutto l'occorrente di una settimana in una piccola borsa a misura di portapacchi. E perché tutte queste scomodità? Non era meglio il 5 stelle a Sharm el Sheikh? In bici si assapora il paesaggio, ci si gode la giornata all'aria aperta ossigenando corpo e mente, e in definitiva il territorio lo si scopre meglio; c'è più tempo e meno fretta, ci si può fermare spesso, magari a parlare con qualcuno del luogo o a raccogliere una mela. Gli alberghi austriaci si sono contraddistinti per la cortesia del personale, evidentemente abituato ad avere a che fare con turisti in bici, e per l'offerta di cucina tradizionale, meno varia della nostra ma anche meno “ladra”. Con 15 euro in Carinzia ti godi una cena completa, fatta di prodotti tipici preparati con cura e birra autoctona. Tutto positivo dunque? Beh, se togliamo qualche acciacco necessario (dolori vari ed assortiti al culo e alle ginocchia), si può dire che il gioco vale certamente la candela. E ora che aspettate? Scendete in garage e prendete la bici. Non costa nulla, o quasi! E speriamo che a qualcuno (qui da noi non ci sono fiumi? Alberghi? Cucina buona? Ospitalità genuina? Mancano solo le piste ciclabili, quelle vere, non quelle marciapiede-strettoia, percorso-a-ostacoli, pista-lungo-la-tangenziale-trafficata), qualcuno che a suo tempo si è dilettato con gli asinelli-sfalciatori-ecologici, comincino a fischiare forte le orecchie.
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