Quanti sogni si fanno alla mia età? All’alba del diciottesimo compleanno si cominciano a fare alcuni pensieri. Che ne sarà di me? A diciott’anni si ha il mondo davanti, no? Non c'è forse "tutta la vita davanti"? E allora qual è il problema? Il problema è che siamo nel 2010. Sfoglio le foto della mia infanzia, tra i miei fratelli, quando - ah, gli anni! - avevo orizzonti sconfinati che mi si paravano innanzi. Ecco mio padre, i capelli di un colore più intenso, lo sguardo giovane, tra le braccia i suoi tre pargoli, che a vederli così sembrano addirittura già cresciuti. Ripenso a quei tempi, ripenso a come per gioco si diceva : “Papà, da grande sarò un medico, proprio come te.” Quanti sogni si fanno ad appena (o quasi) diciott’anni? Anche cose minime. Si spera di ottenere un diploma, di riuscire a fare la facoltà universitaria che si desidera, di laurearsi per poi trovare un lavoro che ci piaccia, o quantomeno che qualche soddisfazione ce la dia. Ma dentro di noi lo sappiamo, abbiamo capito come gira il mondo. Il mondo del 2010. “L’impegno porta i suoi frutti”, diceva proprio mio padre. Ma l’epoca della meritocrazia è finita e i sogni e i sacrifici dei giovani si infrangono ogni giorno. Che facciamo? Smettiamo di cercare? Iniziamo a girare in tondo nell'eterna depressione? In fondo, chi ce lo fa fare di rinunciare a crederci? Sarebbe un po’ come rinunciare alla propria età, alla magia del “già e non ancora” che si porta con sé. Fare dei progetti, metterci la grinta e la passione per raggiungere quello che ci si pone come obiettivo, credere in sé stessi, investire su di noi e ogni tanto scommetterci pure qualcosa: è questo che si fa a diciott’anni. E se poi qualcuno là fuori ha voglia di strapparci anche questi piccoli sogni che ognuno porta geloso tra le dita, di tradire le nostre notoriamente false speranze, a questo a diciott’anni non si ha voglia di pensarci. Magari domani. Chissà.
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