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Ricercare è comunicare, cercare di comunicare. Ri-cercare di comunicare è comunicare la ricerca.
Fare ricerca è comunicare, comunicare un mondo, è un modo di cambiarlo questo mondo. Fare ricerca significa regalare cose nuove ai bambini, significa avverare le fantasie, significa scoprire se stessi, stupirsi, emozionarsi, trovare la poesia nel moto dei pianeti, il sentimento nella matematica, la musica negli atomi di idrogeno.
La ricerca scientifica in Italia in effetti è come la musica. Tutti la ascoltano, tutti la usano, ma nessuno la considera una professione vera e propria. Gli artisti della scienza creano in ogni istante idee, come canzoni dai ritornelli memorabili, e come le canzoni, i risultati della scienza, riempiono le giornate della gente. Ogni volta che ci allacciamo le scarpe, che mandiamo un SMS, che ci mettiamo un cerotto sulla guancia, che facciamo l’amore protetti, che saliamo su un aereo, che prendiamo un’aspirina, che ascoltiamo l’iPod. Ogni qual volta ci dovesse salvare il culo un’airbag, o una camera iperbarica, ogni volta che scattiamo una foto, che nasce un bambino. Ogni volta che succede qualcosa di significativo, dietro le apparenze e le ovvietà c’è la curiosità di qualcuno, che ha voluto capire come funziona il mondo. E che ha voluto mettere quel come a disposizione di tutti. Nel preciso istante in cui, la ricerca scientifica viene eletta a spesa inutile, e la figura del ricercatore viene ridotta a fannullone o peggio ancora barone universitario, vorrei chiedervi di rinunciare per un giorno ad una delle cose che ho nominato prima. Rinunciate per un giorno all’iPod, alla macchina del caffè, all’aspirina, al telefonino. Rinunciate per un giorno a qualcosa che ha preso vita grazie alla curiosità altrui. Fatelo il 24 settembre. Mentre venite a Venezia alla Notte Europea dei Ricercatori. La notte in cui la Ricerca tenta di Comunicare se stessa.
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