Dopo dieci anni di assenza, torno in vacanza a Lignano. Sabbiadoro.
Con tanta curiosità e un po' di batticuore torno nella località in cui ho fatto vacanze, quasi ininterrottamente, da prima di imparare a scrivere a quando, esaurita la fiducia nel genere umano, di scrivere ho smesso (poi ho anche ricominciato, comunque). La spiaggia mi sembra più grande, immensamente più lunga, e la cosa è strana perché in teoria gli occhi di un bambino dovrebbero deformare le cose in grande, non in piccolo. Poi scopro che all'epoca stavo in un altro bagno più fuori mano, dove le file di ombrelloni sono ancora oggi otto, mentre al bagno in cui sto ora sono riusciti a piazzarne ventidue, più un po' di spazio dietro per i campi da beach volley. Andare al mare in ventesima fila. Mentro procedo piano sulla passerella che divide le ventidue file di ombrelloni popolari dall'area VIP (gazebo di dieci metri quadri, lettini e tavolino in finto vimini, dodici sole file ma la distanza dell'ultima del mare è la stessa della ventiduesima proletaria), mentre maledico il designer tedesco che ha progettato il retrotreno largo un metro del passeggino di mio figlio, mi chiedo chi va al mare in ventiduesima fila. Arrivato al mio ombrellone in pole position (seconda fila, la prima è posh) mi sono già fatto un'idea. Aficionados italiani e benestanti dell'est. Gente che ha preso casa a Lignano in anni più o meno recenti e che adesso, pensionata o quasi, ci torna un po' per affetto, un po' per ammortizzare la spesa, un po' per supportare figli, nipoti, pronipoti vittime un po' della congiuntura economica e un po' della propria appartenenza generazionale (mi includo nella categoria). E gli altri. Biondissimi austriaci, tedeschi e olandesi (pochi), per uno dei quali venivo regolarmente scambiato, hanno ceduto il passo a slovacchi, ungheresi, polacchi e cechi. E c'è pure qualcuno che parla russo, dice mio fratello che se ne intende, anche se potrebbe essere ucraino. Tutto cambiato, insomma. Spariti i telefoni pubblici, icona delle vecchie vacanze, a gettone prima, a scheda poi. Adesso Wifi gratis in spiaggia, smartphone, portatili e chiavette usb a go-go (qui c'ha l'UMTS pure Wind, incredibile). Immagino la disperazione dello speaker dell'ufficio spiaggia, che ci avrà messo dieci anni a capire come pronunciare “Das kinder Thomas, fear jahre alt...” e adesso dovrà imparare a dire la stessa frase almeno in altre tre-quattro lingue, e col polacco è dura. La sera rientro dalla spiaggia un po' frastornato, e dopo cena esco in terrazzo a prendere un po' d'aria. Giocando con mio figlio lo guardo e mi chiedo come sarà Lignano quando lui ci verrà con suo figlio. Dal ristorante di sotto l'intrattenitore attacca “Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo...” e parte il trenino. Mario mi sorride e sembra dirmi: “Non così diversa, papà, dopotutto”.. |