Alla quinta coltellata, te lo posso dire, amore mio. Al tiggì uno daranno la colpa al caldo e lasceranno intendere che un po' l'ho fatto anche per il tuo bene.
Così, ti preservo dal fuoco dell'inverno, dai pullover con le tarme e l'odore del Rio Casamia sulle mani, dopo che la primavera ti ha costretto all'ennesimo cambio degli armadi. Così, ti farò ricordare con l'estate addosso, gli shorts e quella maglietta che ti scopre un poco la pancia, la pelle dorata che sa di doposole e gli arabeschi più chiari delle smagliature. Come se lasciarti morire soffocata, sentire le voci che mi dicono di stringere più forte le dita sul collo, rifilarti l'ultima pallottola buona, picchiarti fino a farti svenire per poi gettarti da una finestra, fosse solo colpa della canicola, e dei trentotto gradi che segna la croce verde lampeggiante fuori dalla farmacia. Sì, magari diranno anche che mi hai lasciato, che volevi tornare insieme al tuo ex a Sottomarina o a Mondello: due cuori, una sedia a sdraio ed un gommone. Che volevi lavorare part time, non darmi tutti i soldi del tuo stipendio, non essere legata e picchiata tutte le sere al letto o dire a mia moglie che aspettiamo un figlio. Ma principalmente lasceranno intendere che l'ho fatto per salvarti. Per farti vivere per sempre come se fosse luglio: gelati, granite, repellenti antizanzare e cloro. Domani, cara, l'Italia di Minzolini e di Studio Aperto tralascerà di ricordare che le bambine maledette del satanico Nordest o altrove, le ammazziamo anche a dicembre. Che non è l'aria condizionata guasta in ufficio, la sola causa ad armarci, ma quella cupidigia per le vostre vite da femmine, che minacciano l'erezione e il piatto pronto in cucina, a pranzo e a cena. Amore mio, davvero, finirà che a quelli come me al posto della prigione regaleranno un condizionatore. Ma grazie a Dio c'è ancora tempo: ad agosto il Parlamento è chiuso per ferie. |