Siamo nell'estate della crisi e del nichilismo. I freni inibitori, si sa, sono saltati da tempo. Il racconto sociale, si sa, da tempo ha smarrito la capacità di un'articolazione coerente. Tutto è confuso, melmoso, impantanato. Non ci sono idee chiare su quasi nulla, e se ci sono, la chiarezza dura appena poche ore. Il palinsesto delle priorità muta continuamente. C'è ancora un alto e un basso? Pare di no, e chissenefrega, mica siamo moralisti. E poi d'estate, se possibile, va meglio. Perchè è come se ci si liberasse da tutto. Ci si libera anche dall'ipocrisia, che è l'ultimo scudo della civiltà. E quindi eccoci qui, dentro storie improbabili, dentro un mandarsi "affanculo" allegro e cialtrone. Sbracati. Cazzoni. Totalmente cazzoni. Eccoci qui. Se il nichilismo ha tolto valore a tutto, l'estate ci consente l'ultimo rutto di liberazione. Non rompeteci più, non dite più nulla, tutto quello che ci avete raccontato finora ha perso di senso. Ora, per cortesia, concediamoci una decade di decadenza, lasciamoci andare alla cupio dissolvi del tempo del precariato, del part time, del non-so-come-arrivare-a-fine-mese, e in fondo non so neanche se ci voglio arrivare a fine mese. Una decade di decadenza, come suggeriva quel "drogato" di Morgan. Per lasciarsi andare del tutto, per concederci a tutto e al contrario di tutto. Per osservare le macerie e dirci che sì, siamo stati bravi a distruggere tutto. E adesso, pausa. Concediamoci la decadenza. La decadenza di guardarci, attorno. Senza l'ansia di mettere mano, di tappare buchi, di insistere ad articolare la narrazione della speranza, del sogno, dell'immaginazione del futuro. Ma no, ma dai, ci sono le ferie, è caldo. Sediamoci su un'ombrellone, guardiamo le macerie, aspettiamo che la polvere si depositi. Poi, con calma, ricostruiremo. Ma prima, suvvia, cazzeggio: è un tempo un po' sfigato, a muoversi troppo si rischia solo di fare tanti danni. Fermiamoci. Pensiamo. Dormiamo. Un sonno libero. Anche dai sogni. |
