PROFEZIA. All'altra estremità del ventaglio un altro modo di aspettare: l'attesa che è pazienza; l'attesa di chi crede che resistere dicendo la verità è una questione di principio. (...) Ripeterla, questa verità, ha un senso in sé. Inoltre - ma soltanto in seconda linea - è un' attesa ispirata alla convinzione che il grano seminato un giorno metterà radici e germoglierà. Nessuno sa quando. Un giorno. Forse per altre generazioni. Questo atteggiamento, che per semplificare chiameremo dissidenza, presupponeva la pazienza e la coltivava. Ci ha insegnato a essere pazienti. Ci ha insegnato l'attesa, l'attesa come pazienza, lo stato di chi spera, non quello della disperazione. Si potrebbe dire che aspettare Godot non ha senso, è mentire a se stessi e dunque è una perdita di tempo, mentre quest'altro modo di aspettare un senso ce l'ha. Non è più una pietosa bugia, è vivere con amarezza nella verità, e questo non fa perdere tempo, anzi rende giustizia al tempo (Vaclav Havel, 1992) FERITA NARCISISTICA. La mia ambizione ha superato di gran lunga il mio talento. (Blow, 2001) RUSPE. L'errore è questo: che ogni volta che Calderoli o un altro gerarca verde ha aperto la bocca per minacciare barricate, o schioppettate, o forconate, e sempre per qualche causa ripugnante o qualche ragione tirchia, e sempre con quel ghigno gongolante e quei toni da taverna di chi si sente popolo in mezzo ai fighetti, avremmo dovuto rispondergli, metafora per metafora, che le loro barricate gliele tiriamo giù noi con la ruspa e poi ci piantiamo sopra il Tricolore repubblicano, perché di vent'anni di razzismo organizzato ne abbiamo le balle piene, e di ruspisti ne conosciamo a gogò. (Michele Serra, L'Amaca, 23 novembre) SUPERFICIALESE. Ieri a 8 e mezzo Gruber e Franco hanno intervistato in diretta il neo ministro della salute Balduzzi. Forse sarebbe meglio dire hanno incontrato il neo ministro. Non so se esagero ma ho avuto la netta impressione che i due giornalisti fossero in difficoltà con il ministro. Loro, i due giornalisti, parlavano in politichese, in superficialese, in "daccilanotiziacazzo"; lui parlava di cose, certo complesse, ma di cose da comprendere e da gestire. In questo cambio di stagione forse dobbiamo porci anche un'altra domanda: non è che la realtà che abbiamo vissuto in questi anni sia stata molto determinata dagli occhi di chi non sta sulle cose? Torno sul tema: ma Gruber e Franco (non i peggiori giornalisti, forse tra i migliori invece) conoscono la complessità di stare dentro una riunione di condominio? Saprebbero starci dentro? E se no, come rispettosamente ipotizziamo, come e quanto pesa questa loro "mancata competenza" nel modo che hanno nel raccontare "le cose"? Proposta: per accedere all'esame di giornalisti professionisti proponiamo un tirocinio di due anni in assemblea di condominio (può essere che l'Ordine la accetti, 'sta proposta; si sa mai potrebbe diventare utile, capitasse a qualche giornalista di entrare in qualche CdA). (Mario Baldo, Facebook, 23 novembre) |
