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È lo sguardo interrogativo che vedo negli occhi di mia madre quando mi riscalda un piatto di minestra ormai ridotto a colla dopo l’ennesima cena alle nove di sera.
È il mio sospiro falsamente sorpreso quando leggo il solito stitico numero nel mio stipendio, che non supera le 4 cifre, e che non descrive le mie dieci, dodici ore lavorative passate tutti i giorni a sudare e a far quadrare i conti degli altri, a risolvere casini non miei e a dovermi scusare quando ne combino, ad assistere ad una parata di dita puntate contro, dove la parola scusa non fa parte degli ordini impartiti dal comandante, e la gentilezza è solo per le ballerine di prima fila. Ah già, ballerine. Ne ho giusto una, che di premi ne riceve a mille. Qualche sorriso, qualche moina, qualche nome importante nella rubrica del telefono, qualche conoscenza ai piani alti e anche qualche flirt di classe e voilà, il premio da qualche parte spunta fuori sempre. E per me? Come, non te l’avevo detto? Il premio non c’è! Bella l’autosoddisfazione, tu che hai le braccia così lunghe da darti da sola le pacche sulla schiena, su spalle talmente grandi che una mano soltanto non basta neppure. Te l’avevo detto che non saresti stata premiata, perlomeno non abbastanza, se c’è qualcun altro che i premi li merita più di te, per diritto acquisito, perché discende da un nobile lignaggio, perché ha un cognome troppo famoso per essere ignorato. E anche se ha un cuore arido, parole melliflue ed esercita sotterfugi e falsità per ottenere quello che vuole, per lei il premio c’è sempre, basta un piccolo pliè ed un grande sorriso scintillante. E tu? Te l’avevo detto che romperti il culo in un mondo dove le raccomandazioni servono solo a lisciare culi di chi le riceve, non serve assolutamente a niente. Né a te che del lavoro ci devi campare, e lo vuoi fare in modo onesto e professionale, né a chi viene raccomandato, una ballerina che nasce fulgido fuscello pieno di promesse e muore arida e annoiata festucca. Ma ti avevo anche un’altra cosa. Che un giorno anche tu sarai pronta per rompere i culi. A tutti. |