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I nati 2000 diranno Spred!, al posto del nostro fantasticamente cacofonico “merda”!
Non li vedi? Aprono la lattina di coca dopo averla sbatocciata come deficienti, perché da adolescente sei deficiente, questa schizza dappertutto; e mentre noi prorompevamo in un liberatorio “merda”, questi invece: spred! Anzi più sgolato, più stiracchiato, scazzuto: spreaaad! E mentre noi intercalavamo con “caz..”, loro diranno bund! “Bund, mi sono macchiato i pantaloni”! “Bund, che seratona ragazzi”! “Bund, neanche sto giro ho passato il test d’ingresso a fisioterapia..” “Bund, non li fanno più i test d’ingresso.” “Bund, non c’è più l’università”. “Spred, non c’è più un bund!!” La disperazione epocale passa nella lingua vernacolare, filtra nel costume quotidiano di masse imbonite da saldi anticipati. il non senso ha la sua strategia per scongiurare il colpo di reni della dignità: diventare banalità. Quale modo migliore per trasformare un delirio di onnipotenza in nominazione a cui non si bada più, se non chiamare una birreria Bunga bunga? “Oh, allora sabato sera prima a messa dei coscritti, e dopo tutti al Bunga bunga..” Ma ti rendi conto che la messa e il bunga bunga tra loro non c’entrano niente? Cioè, no che per forza la messa sia meglio del Bunga bunga, anche perché di là ci si diverte di più (le chierichette comunicano per la lingua..?) Però è una birreria, mica si tratta di culi! Ecco. L’ambiguità è servita. E miete le sue vittime. Il debito di soldi è debito di futuro. La tassazione mortale è quella sulle menti anzitutto. E la mia generazione non può permettere che le parole della disperazione divengano pratica accettata. Riprendiamoci le parole, porco di un boia! Creiamo nuovi spazi di dialettica. Libera, popolare, ma di alto profilo. Faccelibro di senso virtuali e reali come le grandi scolastiche di un tempo. In questi tempi pieni di niente, un sillogismo ci salverà. |