Al nuovo mondo (da noi profetizzato anni addietro, da veri ganzi) serve una nuova economia (altra proposta iperganza) e l'intreccio veloce e virtuoso del web sta già erodendo le fondamenta dell'economia vecchia e ingiusta della civiltà dei consumi, dove due mesi all'anno li lavori per mantenere non te ma la tua automobile; civiltà ed economia obese, inquinate, contorte, in cui qualcuno si arricchisce sempre di più ed altri si impoveriscono sempre di più, e da 20 anni a questa parte va sempre peggio per la maggior parte delle persone. Un'idea di partenza interessante - ma ce ne saranno tantissime, ed è bello che in tanti si dicano cose sempre più simili - è quella che viene descritta in "GreenWebEconomics" (Egea, 18 euro). Copio dall'introduzione: "Mentre i media continuano a guardare alla vecchia economia delle grandi banche e delle multinazionali globalizzate, c'è una nuova economia che si sta diffondendo attraverso la rete, che si ispira al principio Green del fare il massimo utilizzando il minimo e che è già leader dell'unico vero indicatore economico che conterà in futuro, il brain capital. Questa nuova economia è più egualitaria, democratica e intelligente di quella vecchia e potrebbe cambiare radicalmente i mercati simbolo della GreyEconomics: l'automobile e la casa. La GreenWebEconomics è anche un cambiamento epocale e antropologico, che modifica la nostra società alla radice e che ci richiede una diversa prospettiva rispetto ai valori del profitto, dell'impresa e del lavoro; è la nuova frontiera a cui dobbiamo guardare se ci sentiamo responsabili, per dirla con Marguerite Yourcenar, "della bellezza del mondo"". |
