"Se i mari fusse de tocio - tarirà tariràrà - e i monti fusse de poenta - tarirà tariràrà - seto che gran tociade - tarirà tariràrà - de poenta e bacaeà". Qua bisogna ripartire dall'inno, da questo inno. L'Italia è fuori dai Mondiali, qualcuno si deprime, radio Padania esulta, le polemiche su Mameli si placano ed io varo un nuovo inno, in questa Italia rimasta senza pallone azzurro, rimasta orfana di identità nazionale, chè l'unica identità nazionale che abbiamo mai partorito non è certo quella cara a Napolitano, ma quella pallonara. E invece no, evaporata pure quella. E ci tocca subire il piattume di Brancher, intercettazioni e polemiche assortite, tagli e manovra, liti e rabbia. Che palle! Con 'sta afa costretti ad indignarci, ad annusare la puzza dei palazzi romani, noi che avremmo preferito l'oppio della religione calcistica, il profumo inebriante e drogante del tifo totale. E allora ripartiamo dall'inno, evviva el tocio. E sia questo quello che respiriamo, sia questo il sudore puzzone dei nostri eroi, impastati di qualcosa di così vero da svenire, e non il Dolce&Gabbana di quattro fighetti miliardari che sfrecciano su Porche fiammanti armati di occhiali scuri a coprire la loro abissale semenza. Boni da niente, pori grami, veci, scarsi. P.S.: Non si offendano, i fighetti, era così, per sfogarmi. Appena un po'. |
