Scrivo queste righe mentre i calciatori slovacchi fanno festa sotto la curva e gli azzurri, in lacrime (neanche tanto, un po' Quagliarella, gli altri sono anaffettivi), abbandonano il campo. Pur non essendone un fanatico, il pallone mi piace assai e sono anche un tifoso della nostra nazionale. Ciononostante, trovo giusto essere stati sbattuti fuori a calci in culo, a causa dell’evidente incapacità dei nostri pedatori di produrre un gioco decente. Inoltre, a ben vedere, questa storica disfatta dovrebbe produrre in chi ha a cuore le sorti del Paese anche una sorta di sollievo. Viene da sperare che, rottosi il giocattolo, il popolo sia maggiormente accorto del bastone che gli si sta infilando tra le chiappe. Perché le sbronze bisogna anche meritarle e, in questo momento, l’Italia tante distrazioni non se le può assolutamente permettere. Al contrario, questo è certamente il momento di darsi una bella svegliata. Parto da un fatto: forse ricorderete che un anno fa, a Crotone, un ragazzino di undici anni è morto per essersi trovato in mezzo a una sparatoria scoppiata su un campo da calcio, per un regolamento di conti tra clan della ‘ndragheta. Gli esecutori sono ora in carcere, incastrati grazie alle intercettazioni ambientali. Per inciso: la maggioranza degli italiani sostiene un Governo che sta cercando in tutti i modi di bloccare questo strumento d’indagine e di impedire che i giornali raccontino questi fatti. In questi giorni, “Libera” – l’associazione presieduta da Don Luigi Ciotti, da quindici anni impegnata nella lotta alle mafie – ha organizzato un torneo di calcetto proprio su quel campo, per ricordare la morte di un innocente e per cercare di reagire al senso d’impotenza che avvenimenti come questo inevitabilmente suscitano. Grazie alla Caporetto sudafricana, troveremo il tempo di accorgerci di eventi come questo e trarne qualche utile conclusione? |
