Bisogna che se sveiemo fora. Parliamoci chiaro: mi sta sui maroni questo eccesso di unanimismo attorno al fatto che bisogna cambiare-non va ben niente-bisogna cambiare-non se capisse ben come-intanto se indignemo. E dopo me tocca vedere queste orde di profeti alla ricerca di un "like" in più su Facebook, narcisisti-pseudocambiamondo, che si alzano alle 11.30 pensando che così lo cambieranno, il mondo, con la loro minchiata postata in rete, perchè nessuno aspetta altro che la loro brillantezza ostentata. Ma andate a farvi benedire al Santuario di Scaldaferro, a Sandrigo, va! Voglio essere esplicito: "Non te poi pensare de cambiare el mondo con queo che te te sogni de notte". Chiaro? Ci vuole concretezza e lavoro, lavoro e concretezza, pancia a terra e pedalare, fare fatica, sveglia presto, "a rivoeusion se fa col fresco" (Gualtiero Rossi). E poi basta con le pose, da estasiati perpetui, emotivi facili, tutto bello, tutto bravo, tutto fru fru. Ho voglia di robe ruvide, vere, veraci, come un attrezzo, come la terra, come il sudore, come l'aria che ti taglia la pelle. E allora basta. Abolita la parola "sogno", rifugio dei dormitori peccatori. Sveiarse fora. La vita non è altrove, è qua. Adesso. Spessegare, che pa i prossimi diese anni ghemo capìo dove 'ndare. Più o meno. |
