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Non sono mai stato un tipo violento. Ma tu - tu che ti presenti alla mia porta con la schiena curva e i gesti tremanti - questo non puoi saperlo.
Il primo pugno ti arriva sul labbro, un digrignare canino di denti sotto le mie nocche candide. Questo colpo è per le parole di una madre diafana, il grembo lacerato dall'assenza e dal freddo di un posto vuoto nel grande letto della sua stanza. Parole troppo calcaree per rivolgerle al bambino dalla fronte aggrottata che spiava il suo mutismo. Parole che scappavano in un sibilo quando la madre fantasma era sola con la sua carne ferita. Così solo i gerani conoscevano la storia delle sue rughe. Ti colpisco l'orecchio. La cartilagine pulsa contro lo spasmo del mio pugno. Questo è per la ragazza lucertola. Le piaceva stare al sole e rodersi le unghie. Io che le parlavo di Dostoevskij mentre lei davanti alla televisione lacrimava dai suoi grandi occhi di plastica. E non ci rendevamo conto di quanto fossimo ridicoli. I movimenti da rettile della ragazza lucertola hanno depredato la mia risata. Colpo allo stomaco. Questo ti fa male davvero. Lo capisco dai tuoi occhi che sono due buchi neri, dal rantolo che arranca sulla tua bocca di vecchio. Questo pugno è per il bambino con la benda sull'occhio, l'unico che abbia trovato nel suo cuore pirata il coraggio di avvicinarsi al bambino strano, quello con la fronte aggrottata. Di prenderlo forte per un polso e non lasciarlo più. Il bambino con la benda sull'occhio è cresciuto e ha conosciuto la ragazza sciacallo. Le ha dato il suo cuore da pirata e con lei è partito, mettendo migliaia di chilometri tra lui e le mie domande. Poi il bambino cresciuto è tornato. In mano reggeva i brandelli pulsanti del suo cuore da pirata, che la ragazza sciacallo aveva masticato e abbandonato nei suoi palmi fedeli. Vorrei colpirti ancora. Raccontarti con la mia violenza neonata tutto quello che hai scelto di perderti lasciando quel vuoto nel grande letto di una madre fantasma. Aprire nella tua carne ferite abbastanza profonde per infilarci dentro la mia vita zoppa. Farcela entrare a forza. Ti guardo. Guardo la tua fronte corrugata così simile alla mia. E lecco il sangue che fiotta e che ci lega, lecco le lacrime che cadono dalle profondità dei tuoi buchi neri. Hanno il sapore di un nuovo inizio. |