In quella foto- non te l’ho mai detto- tuo padre ha occhi profondi e assomiglia a Buster Keaton. Tuo padre ti somiglia molto, come il mio. A me. Io e mio padre siamo diversi come gocce d’acqua. Io ho imparato a cadere più veloce. Lui è ancora a caduta libera. Mio padre potrebbe diventare neve se riuscisse a passare questo inverno. Se riuscisse ancora a guardarmi dritto negli occhi e a parlare della schiuma del sapone o degli uccelli migratori impagliati sui cavi dell’elettricità, piuttosto che chiedermi comestai?. Mio padre vede le scritte sui miei polsi e si domanda se sono poesie. Si domanda che peso specifico ha la mia fame, il mio mal di testa, ogni goccia di pioggia che rotola sulle mie guance. A volte resta ai bordi della mia vita. Come quando mi accompagna fuori dallo studio del ginecologo o mi aspetta fino a tardi tornare a casa la notte. A volte riposa le sue braccia fra le mie braccia, stanco anche di me, di una figlia troppo cocciuta, con gli occhi troppo grandi, con il collo troppo scoperto e che mostra sempre il fianco all’amore che prova. Mio padre sa che esisti eppure non mi ha mai chiesto il tuo nome. Ti evita, come si evita il cliente che ha contestato un lavoro. Io sono il tubo che non ha saputo avvitare bene, la cena scadente, il naso ritoccato male. Sono la figlia che tu non hai voluto, non hai amato, che hai rimandato indietro. A volte lo vedo che mi guarda, senza parlare, per giorni. Vorrebbe aggiustarmi come una sveglia rotta, con il cacciavite in mano. Vorrebbe sezionare il mio cuore zoppo, il meccanismo con la tosse che mi inceppa la vita, la fame, la sete. Vorrebbe venire a parlare con tuo padre e dirgli di dirti di non avvelenarmi più le notti e gli occhi. E comprarmi un bambino sfuso, non confezionato come i gelati, da mettermi in braccio, e in testa un velo da sposa. Io e mio padre siamo diversi come gocce d’acqua. Lui piange acqua dolce, io salata. Ma non ho mai avuto il coraggio di tenerlo tra le mie braccia e di dirgli che tu mi hai portato via per sempre l’estate. Sarebbe inverno all’improvviso: mio padre diventerebbe neve. |
