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Eccolo li, di fronte all'agenzia interinale di turno, il malcapitato prototipo del precario contemporaneo.
Sta osservando gli annunci di lavoro, spera che da qualche parte ci sia scritto “laureato”, “prima esperienza”, “lauti compensi” e altre cose fantasy. Ha il cavallo dei jeans che scende pericolosamente verso le ginocchia, si vede che negli ultimi mesi ha mangiato poco; probabilmente l'ansia da ricerca di lavoro lo sta consumando. Nonostante abbia cercato di trattare, alla fine per uscire di casa è stato costretto a firmare un contratto di locazione. “Niente nero” gli avevano detto. E si era adeguato. Ora però ha qualche problema, tra bollette, manutenzione della macchina e ritardo nell'accreditamento dei soldi dell'ultimo lavoro svolto. Alla fine, tra i vari annunci, scorge quello di una società di informatica che si occupa di viral marketing. “Cercasi stagista”. Proviamo, si dice. Magari riesco a spuntare un rimborso spese. Ed eccoci negli uffici di questa tipica agenzia della new economy anni zero. Il lavoro che gli assegnano è quello di “pompare” i prodotti multimediali dell'agenzia sul web. In particolare la sua mansione è di “dopare” il numero di visite che certi video ricevono, facendoli diventare “virali”, per aumentare così l'appetibilità dei prodotti dell'agenzia.
[2065, dagli appunti di uno studente di storia] Una delle tipologie di lavoratore precario più diffuse era denominata “stagista”. Lo stagista trascorreva le giornate a svolgere mansioni di dubbia utilità. Come ad esempio pigiare innumerevoli volte il tasto F5 su primordiali computers chiamati Macintosh [personal computer dal design ricercato]. Il tasto F5 eseguiva la funzione di aggiornamento [refresh] delle pagine internet. Ogni pressione del tasto faceva aumentare di una unità il numero delle visualizzazioni della pagina in questione, aumentandone di fatto il valore di mercato.
A questo punto, il giovane ricercatore interrompe il suo scritto ed esce a fare due passi. C'è qualcosa che gli sfugge. Qualcosa che non si spiega. Come poteva una civiltà evoluta e ricca come quella occidentale della prima metà del secolo XXI impegnare risorse ed energie in attività tanto superflue? Come mai non si riusciva a impedire questa forma subdola di schiavitù? Perché nessuno faceva niente? Ad un certo punto lo studente sembra avere un'illuminazione. Torna sui suoi passi e si precipita sugli appunti. Smista alcuni vecchi ritagli di giornale trovati nella soffitta di una casa abbandonata. Finalmente gli capita tra le mani quello giusto, strappato a metà. Lo osserva con sguardo attento e rapito. Il titolo, sbiadito, recita: “Il futuro è nelle vostre mani”. |