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VENEZIA. Passeggiando per Venezia, una delle scene più comuni e sconsolanti è quella offerta dalle greggi di turisti assiepati un po’ ovunque, intenti a consumare pasti più o meno improvvisati.
Ponti, gradini di chiese, pozzi, rive, usci, laddove sia possibile poggiare le loro appesantite terga, si radunano famigliole, scolaresche e comitive varie a trangugiare panini, pizzette e quant’altro l’appetito spinga sotto i loro denti. Non fraintendete, non è l’offesa al pubblico decoro che qui si deplora. Si sta solo prendendo atto di un fenomeno, che ci pare alquanto triste. È triste vedere dei disgraziati desinare per strada come cani randagi, seduti in terra tra i rifiuti e il guano dei piccioni. Tanto più che, magari, a pochi passi c’è un bel parco pubblico – ce ne sono anche a Venezia, sebbene molti visitatori lo ignorino. Ancor più triste è vedere cosa mangiano questi sprovveduti. Tralasciando l’idiozia di chi s’avvelena con le porcherie dei vari fast food (a proposito, complimenti al pomata, ovvero l’ex ministro delle politiche agricole per la pubblicità fatta a uno di questi!), è tragico osservare come il turista medio sia incapace di guardarsi un po’ attorno e si getti invece a capofitto sulla prima vetrinetta a portata di mano, che nella quasi totalità dei casi – ça va sans dire – offre solo porcherie. Una delle cose più belle di Venezia sono i bàcari, perbacco! Queste tradizionali osterie si possono trovare in tutti i sestieri, e spesso sono anche nelle zone più frequentate. Sono uno dei pochi elementi ancora veramente genuini di questa città, veri e propri forzieri di tradizioni e punti di aggregazione. Vi si possono gustare cicheti per tutti i gusti e bere ombre e spritz. Quale piacere è entrare in questi posti e cedere alle tentazioni dal bancone. Un consiglio a chi non abbia mai visitato uno di questi luoghi meravigliosi: fatelo al più presto, prima che i cinesi se li comprino tutti – e non manca tanto. |