“Il Paradiso è il posto dove Dio Padre onnipotente mette i suoi figli e le sue figlie predilette, cioè quelli ubbidienti, studiosi e buoni – diceva la zia Annetta con l’enfasi e la mimica facciale esagerata dei suoi lineamenti di bimba paffutella – dove ci sono dei letti sofficissimi e delle vasche da bagno piene di cioccolata”. Si guardava attorno con gli occhi felici gustandosi l’effetto del suo raccontare sulle facce assorte, rapite dei numerosi pronipoti Prevedello. Nei momenti belli dell’infanzia dei pronipoti Prevedello c’è sempre stata la zia Annetta. Era sempre dalla loro parte. Veniva a trovarli ogni mese, nella grande casa colonica dei nonni, circondata dall’espandersi della città. Quando andava a riscuotere, alla posta, la pensione di suo marito, morto in guerra, e quella sua di filandiera. Non mancava mai nelle ricorrenze come Pasqua e Natale. Era lei che ascoltava per prima le poesie da recitare ai pranzi che riunivano in un’unica grande tavolata le tre famiglie Prevedello. Se non erano ben imparate aiutava a mandarle a memoria e poi si metteva vicino, con il testo in mano, al momento della recita. Li accompagnava anche alle sagre facendoli andare in giostra e comprandogli dei bei pezzi di croccante. Era sempre lei che garantiva le uova di Pasqua per tutti i pronipoti, di cioccolata al latte. Non molto grandi ma per tutti, ed in quegli anni era un’eccezione. Nel giorno dei Santi li portava al cimitero. A visitare le tombe dei nonni, di suo marito, della sua povera bambina. Infine all’uscita li metteva in cerchio con le mani giunte a dire la preghiera di commiato : “Vi saluto anime tutte, voi in terra siete venute, voi eravate come me, ed io diventerò come voi”. I Prevedello avevano venduto, ad ottimo prezzo, le campagne che lavoravano. Si erano trasformati in imprenditori, artigiani, impiegati comunali ed ospedalieri. Lavorando tutti, padri e madri. Così la zia Annetta si trasferì nella vecchia casa, diventando il punto di riferimento dei ragazzini. Gli avevano fatto una stanza ed un bagno, con il riscaldamento. Con l’ingresso indipendente sull’ampio cortile. La sua stanza era senza dubbio la più frequentata. I nipoti cominciavano a diventare grandi. Alcuni le avevano già presentato le fidanzatine. Tutti si erano diplomati. Chiara frequentava l’università a Venezia, lingue, e Flavio seguiva a Padova ingegneria. Le serate plenarie dalla zia Annetta erano diventate rade ma restavano oltremodo divertenti. Si parlava di tutto fuorchè di televisione. La zia Annetta l’aborriva. Era anche convinta che l’uomo non fosse affatto arrivato sulla luna. “Tutta propaganda” asseriva. In notevole dispregio teneva anche i medici. “Cosa vuoi che sappiano quelli lì !” Da quando le avevano ordinato una dieta rigorosa per i diabete di cui soffriva non li aveva più interpellati. “Alla mia età – aveva superato i novant’anni – mangio come mi pare”. Si scherzava molto anche sulle sue convinzioni religiose. Era molto aperta, conciliare. Bastava non toccarle il Papa. “Sei sempre convita di andare in Paradiso, e di fare il bagno sulla vasca colma di cioccolata?” le chiedevano ogni tanto. “Sicurissima” dichiarava pronta. “Ecco, con questa risposta hai già fatto due peccati capitali : di superbia e di gola” osservavano i nipoti. “Guarda qua questi sbarbatelli che adesso vogliono insegnarmi il catechismo. Io confido nell’infinita misericordia divina” replicava zia Annetta. “E la preghiera che ci hai insegnato al cimitero – riprendevano i nipoti – è una preghiera senza Dio, Gesù o la Madonna. Possono recitarla i mussulmani da Samarcanda a Casablanca, gli ebrei di Israele e della diaspora, i buddisti della Cina, del Giappone e del Tibet, gli animisti dell’Africa nera e del far east siberiano, per non parlare dei protestanti e dei luterani”. “E allora vuol dire che è una bella preghiera cristiana” concludeva l’inossidabile zia Annetta. Si erano messi d’accordo per non farle mancare la sua amata cioccolata. Le portavano delle confezioni mignon di cioccolatini fondenti. Furono lieti di constatare che non ne mangiava più di uno al giorno. Zia Annetta lasciò questa valle di lacrime, sfiorando il secolo, ai primi anni novanta. Il vecchio stabile dei Prevedello frattanto era stato inglobato nello sviluppo metropolitano dell’intero Veneto. Nella vecchia stalla c’è ora una pizzeria, con un ampio parcheggio che dà direttamente sulla statale. Sull’ala est c’è una banca al pian terreno e degli uffici al primo piamo. La soffitta è stata trasformata in una decina di mini appartamenti. Il corpo centrale ora è abitato dall’ingegnere Flavio Prevedello, unico rimasto, dove ha anche il suo studio. Stava spegnendosi una dolce giornata d’aprile quando si presentò in studio un compassato signore. “Sono il professor Paride Mozzi e sono un esperto di ricerche parapsicologiche, extra sensoriali e spiritistiche” disse all’incredulo Flavio, che lo fece comunque accomodare. Il professore cominciò spiegando l’estrema serietà delle loro ricerche. Da più di vent’anni un gruppo selezionato di studiosi si trovava applicando ogni sorta di nuove tecnologie in questo campo di ricerca. Via via enunciava scoperte, nuove asserzioni, a suo dire assolutamente scientifiche e riscontrabili. Quando s’accorse che Flavio lo stava ascoltando con serena ma totale indifferenza giunse velocemente al punto. “Siamo certi che uno dei nostri spiriti guida sia la sua prozia Annetta. Per questo mi sono permesso di fare questo passo – spiegò il professor Paride Mozzi – Vede – aggiunse allungando una busta celestina – queste entità comunicano a volte con frasi misteriose. Di non facile ed immediata comprensione. Qui dentro abbiamo scritto la frase che ci interessa. La sua prozia la ripete spesso, in particolare quando chiediamo notizie sull’al di là. No, non la apra subito. Lo faccia in un momento di tranquillità, e se possibile, se le dice qualcosa di particolare, ci farebbe un’infinita cortesia se ce lo potesse comunicare. I nostri recapiti sono ben segnati nella busta”. Il professor Paride Mozzi s’accomiatò scusandosi per l’ardire ma insistendo per sapere qualcosa, qualsiasi cosa . “Lasci decidere a noi se è importante”. Flavio aprì la busta appena uscito il professore. Sul foglio, in stampatello, era scritto: Non vasche da bagno ma grandi laghi.
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