Parliamo di cibo? Non se ne può fare a meno, assieme ad un altro paio di cose. Buoni..! Al di là delle lorderie da osteria, c’è un’affinità misteriosa tra cibo e sesso. Di entrambi si può fare a meno, ma senza di essi non si vive: possiamo saltare qualche pasto (e ci farebbe anche bene!) ma è impossibile rinunciare ad essere maschio o femmina. Anche se ti spogliassi di tutto, se ti scorticassi pure, la tua identità di genere è l’unico modo che hai di essere al mondo. Non è necessario il sesso, si vive lo stesso (io faccio senza). Uomini e donne, credenti e non credenti che si consacrano ad un ideale o ad una utopia hanno testimoniato, e lo fanno tuttora, che l’umano non è (per forza) tenuto al rilascio dei liquidi. Ma anche lo scienziato più stravagante o la più affusolata monaca deve mangiare. Senza pane, e senza sesso non si vive. Appunto. Che ci sia una richiamo segreto eppure vitale, tra cibo e affetti? Io credo di sì. Oggi purtroppo per molti il cibo è diventato un carburante e la tavola una mensola su cui posare ciò che si consuma. Si mangia qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, in qualsiasi modo, accanto e non “insieme” a chiunque e, possibilmente, in fretta. Resto basito, in occasione di pranzi comunitari o di qualche serata in compagnia, di fronte a bocche che diventano fauci. Mani che diventano zampe. Denti, zanne. E non si tratta semplicemente di bon ton (ma di quanto ne avremmo bisogno!), quanto di umanizzazione. Infatti quando prendo parte ai riti disordinati degli aperitivi in cui l’alcool scorre a fiumi e a quelli delle mangiate tra amissi in cui vengono letteralmente sbranate le sopresse, mi resta in bocca il retrogusto del selvatico. Del meno che umano. E penso che siamo portati a vivere così anche gli affetti e i corpi. Sopresse da sbudellare, vino da trangugiare. Gli animali divorano il cibo e squartano le carcasse, ma noi umani abbiamo inventato il mangiare insieme, la tavola. Ma cosa fa di un tavolo una tavola? Innanzitutto il fatto di incontrarsi insieme guardandosi in faccia, comunicandosi coi volti la gioia, lo scazzo, la speranza che ciascuno porta dentro. Davvero la cucina e la tavola sono l’epifania dei rapporti e della comunione. Perciò il cibo è come la sessualità: o è parlato oppure è aggressività, consumismo; o è contemplato e ordinato oppure è animalesco; o è esercizio in cui si tiene conto degli altri oppure è cosificato e svilito; o è trasfigurato in modo estatico oppure è condannato alla monotonia e alla banalità. Mangiare assieme è augurare ai commensali una vita buona e felice e preparare da mangiare ad un altro significa testimoniargli il nostro desiderio che egli viva. Mangiare e far da mangiare sono linguaggio d’amore. Dimmi a chi prepari e come mangi, e ti dirò chi sei.
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