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Il tono era quello formale di un convegno di battesimo d'una mostra d'architettura. Fuori era caldo, sala piena, tutti bravi, tutto bene. Ma Flavio Albanese - già direttore di Domus - si dimenava. Nervoso.
Nella sua relazione al convegno di lancio di "Equivivere" (a Palazzo Pretorio, fino al 4 luglio) non ci ha pensato un attimo ad interpretare con grande liberalità l'etichetta e a piazzare una serie di fendenti alla retorica della "sostenibilità". Qui di seguito alcuni frammenti.
"Sulla "sostenibilità" va fatta una rivoluzione culturale, di sistema, ed è necessario educare la committenza, dare alle persone un quadro di riferimento. Dobbiamo educare la domanda, non basta educarci alla risposta".
"C'è un pensiero fortemente morale dietro all'idea di recupero del patrimonio edilizio caduto in disuso. Costruire il futuro attraverso la digestione e il superamento consapevole dei fallimenti e dei passi falsi, è una modalità squisitamente artigianale, nel senso più positivo possibile del termine, di concepire la sostenibilità".
"Tutta l'impostazione sul nuovo costruire tende ad isolare le persone: chi costruisce pensa di costruire insediamenti nuovi, chiude le persone dentro priogioni, ed invece ci deve essere "comunicazione" nell'abitare, vanno pensati gli spazi di relazione e aggregazione tra le persone".
"La materia prima per la costruzione di pannelli fotovoltaici, il silicio, pur essendo un elemento molto diffuso, necessita di un grado di purezza molto difficile da ottenere a basso costo. L’energia necessaria per produrre 1 kg di silicio è tale che serviranno circa otto anni alle celle costruite con quel silicio per generare la quantità equivalente di energia spesa in partenza. A questo dato vanno aggiunte le emissioni di CO2 legate al trasporto dei materiali (estratti nelle moderne miniere di sale, sfruttando i nuovi schiavi), alla loro lavorazione, e a tutti i costi relativi allo smaltimento dei residui esausti, visto che la durata massima degli impianti attuali oggi non supera i 30 anni.
C’è una parola terribile nella sua efficacia, greewashing, che letteralmente significa «ripulirsi con il green», e che descrive molto bene questa situazione in cui molti soggetti si sono creati o ricreati una verginità ecofriendly annunciando con grande presenza mediatica di aver sposato la causa sostenibile".
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