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La prigione perfetta è quella che non sembra affatto una prigione. La prigione perfetta è quella nella quale stiamo-abitiamo-viviamo, è il nostro tempo, è sempre stata così e sempre sarà così. La prigione perfetta ha i suoi luoghi, i suoi riti, le sue convenzioni. La prigione perfetta ha le sue abitudini, le abitudini sono rassicuranti, ci fanno bene, riempiono l'esistenza, tappano le falle ed i vuoti, ci trascinano nei nostri respiri.
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Il tono era quello formale di un convegno di battesimo d'una mostra d'architettura. Fuori era caldo, sala piena, tutti bravi, tutto bene. Ma Flavio Albanese - già direttore di Domus - si dimenava. Nervoso.
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Parliamo di cibo? Non se ne può fare a meno, assieme ad un altro paio di cose. Buoni..! Al di là delle lorderie da osteria, c’è un’affinità misteriosa tra cibo e sesso. Di entrambi si può fare a meno, ma senza di essi non si vive: possiamo saltare qualche pasto (e ci farebbe anche bene!) ma è impossibile rinunciare ad essere maschio o femmina.
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“Il Paradiso è il posto dove Dio Padre onnipotente mette i suoi figli e le sue figlie predilette, cioè quelli ubbidienti, studiosi e buoni – diceva la zia Annetta con l’enfasi e la mimica facciale esagerata dei suoi lineamenti di bimba paffutella – dove ci sono dei letti sofficissimi e delle vasche da bagno piene di cioccolata”.
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In certi momenti servirebbe la musica adatta. Quel sabato di maggio, alzata la coppa al cielo e messa l'auto in strada verso la città più vicina -si va per strombazzare in piazza-, mentre andavamo coi finestrini abbassati per il caldo indotto dalla tensione della partita, ci siamo trovati senza musica. E se canti una canzone, Mou?
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Ci sono parole svuotate di significato più di altre – futuro e progetto – per esempio, ma anche progresso. In fondo quale azienda, per non parlare dei partiti, propone una politica con uno sguardo lungo quindici o vent’anni? Quasi nessuna. Quale coppia prende decisioni con conseguenze oltre i tre o quattro anni? Sono domande retoriche. Forse banali, ma anche, in qualche modo, utili.
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Essendo l'uomo ancora, per il momento, un appartenente al regno animale, deve ancora sottostare ad alcune noiose leggi che regolano la vita di questo regno tra le quali ce n'è una particolarmente rilevante: per sopravvivere, gli animali debbono procurarsi il cibo con cui nutrire il proprio corpo.
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Ho 21 anni e voglio dire grazie.
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VENEZIA. Passeggiando per Venezia, una delle scene più comuni e sconsolanti è quella offerta dalle greggi di turisti assiepati un po’ ovunque, intenti a consumare pasti più o meno improvvisati.
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Bordello a Treviso. Il panificio. La pizzeria. E poi il bordello. In pieno centro: via Sant’Agostino, numero 53, a due passi da piazza Matteotti.
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Sarà stato che Alberto aveva superato i quarant’anni. Quarant’uno. Saranno state le immagini di quei giorni. La marea di petrolio che si abbatteva nel golfo americano. Rosso scuro, irrefrenabile, mortifero. Sarà stato che aveva appena portato suo figlio a scuola per gli esami di terza media. Sarà.
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Cara Giulietta,
questa non è una lettera d’amore. È una lettera di fame, di sete, di privazione, di mancanza, di nostalgia. E la scrivo a te perché sono tutte cose che non ti riguardano. Scusa, perché mi rendo conto che tutto questo possa suonare strano. Io volevo solo dirti che non ho bisogno di te, che tu non hai nessun potere su di me.
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Merda. Io, il porseo delle certezze, sono confuso, molto confuso.
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Allora. Facciamo outing.
Provo un certo fastidio per questa celebrazione della sedicente cultura eno-gastronomica nazionale.
È che mi infastidisce l'ipocrisia di fondo che si nasconde dietro a questa finta santificazione dei sapori e dei profumi, che in realtà è solo un modo elegante per nascondere il vuoto pneumatico che ci circonda.
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