Ho fatto un sogno. Un sogno strano.
Dove Carlo Magno e il capitano Kirk si davano la mano. Un sogno strano, in cui i governi europei si mettevano seduti ad un tavolo e scrivevano una legge finanziaria unica. Per quasi cinquecento milioni di persone. Dove restava qualche squilibrio, e dove c'erano sono ancora gli evasori fiscali, chè nemmeno i sogni possono essere perfetti. Ma dove non si guardava agli squilibri con indulgenza, né agli evasori con invidia. Un sogno strano, in cui le persone riuscivano a sentirsi Europei, Italiani, Veneti, Padovani, del Destra Brenta e ad usare queste appartenenze per rendere l'Europa più colorata. Non un puzzle di castelli, governati da castellani impauriti dalle donne col velo. Un sogno in cui le politiche di immigrazione aiutavano gli onesti a farsi una vita migliore, magari vendendo Kebab, e mettevano i criminali dove meritavano di stare. Non un posto dove esuli e criminali erano tutti trattati da fuorilegge. Un sogno strano, in cui le persone parlavano inglese, francese, tedesco, italiano, dialetto. Con naturalezza e dolcezza. E dove la lingua era viva, non aveva bisogno di essere difesa. Perché mi casa mia parlo diaeto, ma co vao Londra parlo inglese. E tra omani de mondo se se capisse. E nel sogno c'era un sacco di gente. Che urlava fuori dal palazzo dove i governanti stavano scrivendo una finanziaria per quasi cinquecento milioni di persone. E gridavano “Non ci basta”. Non ci basta, vogliamo gli stessi diritti per tutti, e valori nuovi per parole vecchie. Perché famiglia, amore, rispetto devono cambiare forma. Per vestire i visi delle persone che dietro quei diritti stanno. Ed erano soprattutto ragazze e ragazzi, a chiedere. La generazione per cui la Padania e l'Unione Sovietica sono luoghi dell'immaginario. Isole che non ci sono, ma senza quella simpatica canaglia di Capitan Uncino. Un sogno strano. Dove i governanti che stavano scrivendo una finanziaria per cinquecento milioni di persone ascoltavano quella fiumana di ragazze e ragazzi. E guardandosi in faccia, dicevano “I ga razon. Bisogna fare, basta ciacoe”. Un sogno strano, in cui il mondo non era perfetto. In cui c'era ancora gente che faticava a tirare alla fine del mese, e i problemi non erano ancora risolti del tutto. Ma in cui c'era la speranza di farcela, a costruire un posto migliore. Anche per i castellani impauriti dai kebab e dalle donne col velo. |
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