Volevo solo divertirmi durante quella vacanza. L’avevo programmata da tempo insieme alle amiche.
Durante le pause studio, mi precipitavo in internet per rivedere le foto pubblicate da chi mi aveva preceduto, mentre i commenti lasciati sembravano voler assicurare: “oh raga, questo non è un paese per vecchi”. Ero davvero emozionata all’idea di partire. Non che avessi in mente chissà quali piani diabolici, intendiamoci. Avrebbe dovuto essere la tipica vacanza tra amiche poco più che ventenni, in un posto di mare giovanile, pieno di vita, di feste, dove il giorno e la notte si confondono, dove si lega con decine di persone e perché no?...dove può anche scapparci la cottarella da spiaggia. In fondo si sa, il tempo quando si è in vacanza subisce un’accelerazione significativa rispetto a quello della vita reale. Bastano pochi istanti per nuove conoscenze, mezze serate per stringere nuove amicizie, tutto si fa più veloce ed intenso. Era così che immaginavo di trascorrere quei giorni. Immaginavo. Lo conoscevano tutti da quelle parti, per via del suo lavoro. Era socievole e simpatico, non era esattamente il mio tipo ma lo trovavo nel complesso carino. L’ho respinto. Neanche fosse stato il primo, lì, o a casa. A lui però il mio rifiuto ha dato sui nervi e il suo scatto d’ira mi ha colta di sorpresa. L’avevo accompagnato a fare due passi, ci ha provato ma a me non andava. Non potevo prevedere quella reazione. Ma magari avrei dovuto. A detta di alcune voci che mi sono giunte dopo che è stato ritrovato il mio corpo, avrei invece dovuto prevedere, prevenire, diffidare, perché la prudenza non è mai troppa, perché il mondo è pieno di lupi, perché i pericoli sono sempre dietro l’angolo, perché ad essere gentili si rischia di passare da facili, perché se è vero che lui mi ha uccisa è altrettanto anche vero che io non avrei dovuto dargli confidenza. Perché è vero che lui l’ha stuprata, però anche lei... con quella minigonna. |
