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Quando si parla di Russia la prima cosa che ti viene in mente, lo so non granché originale, è Scion Conneri, il mitico Jas Bon.
Sofia, l'ambasciata Russa, il lecter, la fantomatica macchina decifratrice dei messaggi tra servizi segreti che la Spectre vuole rubare. Si sa, i tempi cambiano: dal lecter all'iPad. Da Sofia a Brixen. Arrivo in albergo e noto un suv mercedes targato RUS. Penso: chissà che gnocche biondone ci saranno. Poi, a causa dell'influenza, decido di fare il pensionato e di cenare, unica volta in 10 anni, nel ristorante dell'albergo. Seduti, a fianco a me, in due tavolini separati, una famigliola: padre, madre e due figli (M&F). Dapprima non li noto. Poi mi accorgo che sono tutti cogli occhi puntati sul rispettivo iPad. Non si parlano. Almeno per una decina di minuti. Poi qualche frase sbiascicata. Il suono è inconfondibile: russi. Ecco spiegato il mistero del suv. Li osservo con più attenzione. E penso, dopo la banale domanda (ma dove siamo finiti?). Penso: ma se tu volessi emergere, che cazzo faresti? Seguiresti il mito tridimensionale dell'occidente, o cercheresti la quarta dimensione, cioè un modo altro per arrivare? Magari un modo che gli altri non sanno? Oppure siamo alla pura ostentazione e possiamo liquidare il fenomeno così? O cosa sto guardando: davvero posso giudicare l'altro? A pochi metri la banda di ottoni di Brixen suona marcette. Mi sembra, per un momento, di essere ne “la marcia di Radezki”, romanzo di Joseph Roth. Il protagonista ogni mattina, puntualmente, aprendo le finestre assiste all'esecuzione della celebre marcia di Strauss padre da parte della banda locale. La banda non suona la marcia di Radezki, ma suonano una musica che ha del tipico: non puoi non dire “siamo in Austria”. Sotto il tendone si mangiano delle cose fritte preparate al banco, delle vere e proprie bombe ripiene di ricotta e spinaci. Si divertirebbero giù in basso, nella zona di Cittadella? A voi la risposta. Io mi limito a osservare che in pochi metri c'è di tutto: dalle atmosfere fine '800 del romanzo di Roth al contemporaneismo fetish dell'iPad dalla Russia. Siamo nel 2011, se non ce ne si fosse resi conto (e la vicenda dei kebab ti pone qualche dubbio). E il 2011 è già passato. |