Immaginate un’azienda, magari una delle tante che hanno il capannone a 100 metri da casa vostra.
Immaginatela così: da anni il fatturato non cresce, anzi tenderebbe piuttosto a calare; non riesce a fare nulla senza fare debiti: debiti per comprare la merce, debiti per comprare i macchinari per la produzione, talvolta debiti anche per pagare gli stipendi degli operai; gli utili vengono usati per ripagare i propri debiti; il personale è tutto prossimo alla pensione, e non è in grado di innovare la propria offerta; i titolari dell’azienda non si possono soffrire, e dedicano più tempo davanti a baldracche che nella propria azienda. Avreste voglia di mettere soldi (i vostri soldi) in un’azienda del genere? Avreste voglia di prestare i vostri soldi per sostenere questa impresa? Credo che nessuno lo farebbe. Ebbene questo è quello che sta succedendo in questi giorni all’ Italia, e che chiamano crisi delle Borse. Come tanti paesi occidentali l’Italia è cresciuta enormemente sul piano economico, ma a tutto vi è un limite, e lo sviluppo economico ora segna il passo. La spesa pubblica è cresciuta di pari velocità, e con la contrazione del PIL comincia a diventare insostenibile: tante uscite e sempre meno entrate, e debiti accumulati in modo dissennato. Il paese è vecchio, in forte declino demografico, e di conseguenza la spesa assistenzialistica rimarrà elevata, e manca la spinta innovativa che può avere una generazione giovane. Perché investire in un paese del genere? Ecco perché i capitali fuggono e il mercato finanziario crolla. La classe politica (europea e non solo italiana) ha voluto innanzitutto aggrapparsi alla retorica della speculazione, minacciando di prendere provvedimenti in merito (bloccare vendite allo scoperto, ipotizzare tasse sulle transazioni finanziare). Come curare il tumore con l’aspirina: il mercato scoreggia in faccia a queste boutade. Per attirare o trattenere i capitali ci servono fiducia, credibilità, progetti seri; se il Paese fosse sano e i problemi inesistenti, semplicemente non ci sarebbero i crolli di Borsa. In questa tempesta finanziaria ci ho visto però del buono: ho visto leggi approvate nell’arco di tre giorni, ho visto la politica che inizia veramente a discutere su quei tagli e quelle riforme strutturali di cui si parla da vent’anni senza concretizzare nulla: se la ‘speculazione’ finanziaria ha permesso di muovere le acque, allora ben venga, e spero che continui a picchiare ancora, perché ce ne vuole ancora per sistemare le cose. |
