I grappoli pendono al sole. Pesano di certo per la vite che però si china delicata a porgerteli. Come ogni madre non si lamenta del latte sopraggiunto, che la ingombra per il suo cucciolo.
Sarà Nero d’Avola. E avrà nei suoi acini, non solo gli aromi del cedro, e i pollini dell’oleandro. Ma anche il sangue di Peppino Impastato, quello di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Quelle terre l’hanno bevuto. E ora ce lo rendono. Finalmente. Sarà Nero d’Avola. E berremo giustizia, che se non entra per i tribunali lo fa per la tavola. E’ stato commovente partecipare con un gruppo di ragazzi della mia parrocchia al lavoro di altri ragazzi nostri coetanei sui terreni confiscati alla mafia in quell’isola di Sicilia, bella e dannata. Finché arrotolavo i tralci sui fili di ferro pensavo che questa gente terrà in mano calici con quel vino; noi di solito teniamo in mano lo spritz. A parte che, con tutto rispetto, non c’è partita neanche per il contenuto. Meglio un rosso. Ma soprattutto per il tragitto. La strada dello spritz va dal bancone del supermercato, a quello del bar. E al vuoto di molte sere. Il Nero d’Avola, è un esodo. Cento passi dalla schiavitù alla libertà. Un percorso che si chiama legalità. Una strada che prende il nome di coscienza. Quella che ci manca, forse perché si è persa tra gli interessi di mercato oppure stordita da fabbriche di allucinazioni lenitive alla mancanza di senso. Manca il senso prima del lavoro. Il senso del lavoro. Prima ancora delle merci, manca il senso. E quando il senso manca, si prende la pastiglia o si affoga nel bicchiere. Giovani e non, bevono e s’imbottiscono di confetti perché il senso è stato spazzato via da altro. Quel vino no. È sciroppo, fa bene, bevetelo. Non faccio pubblicità occulta, non ho provvigioni. È pigiatura di coscienze che non ci stanno a stare dentro il “si è sempre fatto così” o il “tanto cosa pensi di cambiare”, “sei anche tu uno sfigato come noi”. I discorsi da bar insomma. Là qualcuno fa sul serio, prende l’aratro e ara in direzione ostinata e contraria. Risale il filare vendemmiando contromano. Scrive le pagine da destra a sinistra, come la Scrittura Sacra. Con i miei ragazzi non ho conosciuto eroi, ho visto solamente degli agricoltori talvolta anche un po’ goffi che si riprendono una terra stuprata dalla sopraffazione. La medicano e la rendono bella com’era tanto tempo fa. I giudici, i magistrati, gli agenti di scorta morti solo perché sono stati giusti, in qualche modo già li conoscevo. I nostri politici pagliacci vanno a mettere le ghirlande sui luoghi in cui loro stessi si sono fatti conniventi delle morti che ora onorano. Falsi. Questo popolo di anonimi invece, non lo conoscevo, e non mi sembrano così irraggiungibili. Spero che anche qua, un giorno, si potrà tenere in mano un calice di vino nuovo. |
