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Proprio sul più bello.
Proprio quando il processo di sistematica erosione del pensiero sostenibile era arrivato a buon punto, sospinto da forze restauratrici ed interessi retrogradi difficilmente identificabili ma facilmente percepibili ecco che accade, forse, l'irreparabile. Crolla una piattaforma nel Golfo del Messico e tutto il mondo si rende conto, di nuovo, improvvisamente, che il nostro modello di sviluppo finirà per travolgere noi e il pianeta che ci ospita. E' proprio vero che tutto dipende dal petrolio. L'ultima volta (estate 2008) era stato il prezzo del greggio a farci sobbalzare, come trent'anni fa: logiche e dinamiche tutte umane. Adesso invece la Terra ferita lo sanguina, il petrolio, e sanguina proprio nel punto del mondo in cui è nato e proliferato quel modello di sviluppo che la sta mettendo in pericolo; sanguina con una forza tale che i fiotti non si limiteranno ad irrorare mortalmente quella sola area del pianeta, ma arriveranno, grazie alle correnti oceaniche, un po' su tutta la superficie del globo. Se ne parla e si continuerà a parlarne molto poco, perché l'argomento è estremamente fastidioso, tanto più in questo momento in cui in molti stavano facendo marcia indietro su sostenibilità e ambiente. Vorrei moltissimo vedere gli zelanti economisti che hanno speso settimane a calcolare l'impatto del 20-20-20 sulle imprese europee abbozzare una ipotesi di massima sul danno economico causato della perdita di petrolio fuoriuscito dalla piattaforma BP dopo il crollo. Vorrei sentire l'opinione di quei senatori italiani che hanno votato una mozione, non più tardi del 14 aprile ultimo scorso, che invita il Governo Italiano ad allinearsi ai paesi meno sensibili alle tematiche ambientali (USA, Cina, India, Brasile, Sudafrica, Messico) e ad abbandonare i partner europei, troppo impegnati in una lotta ambientalista senza alcuna ratio, montata ad arte da pochi fanatici scriteriati che si nascondono dietro il nome di IPCC. Pochi avranno ancora il coraggio di parlare di tutto questo, perlomeno così spudoratamente. L'azione ora tornerà dietro le quinte, la voce si abbasserà, si cercherà ancora una volta l'oblio della folla, si lascerà che il tempo rimargini anche questa ferita, e si ricomincerà. Ma l'urlo del pianeta copre qualsiasi silenzio, e l'eco di questo urlo lo sentiremo a lungo; nessun silenzio, per quanto forte, lo coprirà. Non si scherza più. |