Sentirsi liberi, con il cielo come azzurra prateria in cui correre. Come pulcini di albatros, i trentenni di oggi sono stati cresciuti con dosi massicce di libertà ed assenza di confini. Per molti aspetti una generazione unica, il cui mondo assume tratti virginali. I primi a sperimentare la caduta dei confini tra i paesi dell'Europa, i primi a muoversi nell'area della moneta unica. I primi ad avere studiato la nuova lingua franca, il latino del nuovo millennio. I primi per cui prendere un treno o un aereo rappresenta lo stesso sforzo, per i quali un week end a Barcellona o a Siena sono alternative parimenti praticabili. Cresciuti ed addestrati per essere liberi, nomadi d'anima e con piedi veloci per correre lungo le strade del mondo. Quando questi giovani albatros erano poco più che pulcini stavano nei nidi dei propri genitori: coccolati e curati, sentivano quelle pareti farsi strette giorno dopo giorno, ora dopo ora. Pregustando il momento in cui avrebbero spiccato il grande balzo, in cui sarebbero stati padroni del cielo, questi pulcini hanno studiato e si sono allenati. Piccoli voli sgraziati, e poi le prime discese ardite; sempre più lontano dal nido, sempre più a lungo. Qualcuno si è trovato a volare senza nemmeno rendersene conto. Altri, troppi altri, continuano invece a guardare il cielo cercando il momento buono per saltare. Perchè non è il balzo a fare paura, ma l'insicurezza che le ali non li reggano e che l'unica accoglienza che avranno sarà quella della dura terra. Quello che li frena è il timore che non ci siano abbastanza rami e spuntoni di roccia a picco sul mare per costruire un proprio rifugio. E se ne restano lì, a zampettare nervosi, in nidi troppo piccoli, troppo affollati; a guardarsi attorno alla ricerca di un posto tutto per loro in cui i ricordi dell'infanzia non si mescolino dolorosamente con un presente da adulti. Sembra quasi che qualcuno abbia rubato loro il vento e, con esso, la capacità di volare. E in questo mare di frustrazione, in questo sentirsi inadatti, sbagliati, a volte in questo crogiolarsi nell'impotenza, c'è chi li guarda e ricorda loro che la generazione precedente è stata migliore. Più brava, più coraggiosa, capace di preparare un mondo più bello di quello che era stato lasciato loro in eredità. E i giovani albatros sono sempre meno sicuri di se stessi, meno sicuri di essere padroni del cielo. Inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro pietosamente calano le grandi ali bianche come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi Sentono addosso tutta la frustrazione di non aver saputo rispettare le promesse fatte, di non aver saputo mettere a frutto quanto era stato offerto loro. Com'è goffo e maldestro l'alato viaggiatore! Lui, prima così bello, com'è comico e brutto! E tuttavia, questi giovani pennuti, non hanno ancora perso la speranza, i sogni non li hanno ancora abbandonati del tutto. In camere piene delle loro piume giovanili, abbandonate da tempo, sognano ancora il vento che accarezzi le loro ali, sognano ancora di volare con l'unica compagnia del sole che scaldi il viso. Il Poeta assomiglia al principe dei nembi che abita la tempesta e ride dell'arciere; ma esule sulla terra, al centro degli scherni, per le ali da gigante non riesce a camminare. |
Articoli recenti di Stefano Andrian:
- LA BESTEMMIA RICERCATA E L'INTIMO RAPPORTO COI NUMERI
- E poi pensa a quanto sono belli i tramonti... vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo
- Se non fosse per tutta questa puzza, il profumo di questo Veneto non l'avresti notato mai
- Il sogno di europei-italiani-veneti-padovani e della destra Brenta: "Bisogna fare, basta ciacoe"
- Aspetto il nemico, non si fa vedere da così tanto tempo che ormai abbiamo dimenticato chi sia
