VENEZIA. “Venezia è bella ma non ci abiterei”. Tra gli innumerevoli luoghi comuni che si sentono sulla città lagunare, proprio il più trito, è forse quello che mi trova maggiormente d’accordo, paradossalmente. A Venezia, da ormai parecchi anni, abito. Per scelta, vocazione, condanna del caso, non importa. La domanda è se sia “sostenibile” viverci: “Come fai?!” Faccio. Mi adatto. Condizione necessaria sempre e comunque, a mio avviso, ma ancor più tra calli, ponti, calli, ponti, fondamenta, ponti, ecc… Ovviamente per chi abbia come priorità l’auto sotto casa, non è il posto più indicato. “La ami o la odi”. Direi piuttosto che la ami e la odi assieme, di continuo. Quando i primi rumori che al risveglio si sentono provenire dalla calle sono quelli di gente che cammina nell’acqua, non è ardito dire che un moccolo può scappare. “Tocca mettersi gli stivali!”. Eh beh, talvolta capita. Come quando s’andava a rane, da ragazzini, ricordate? In effetti, è un po’ come ritornare bambini. Se ti piace, stai una meraviglia. Se la prendi male è un inferno. Venezia non è fatta per la frenesia, anzi è esattamente il suo contrario. Venezia è bella perché è scomodamente antipratica, la negazione dell’efficienza moderna, scandita da un tempo proprio, quello delle onde che battono contro le sue pietre. A causa di questa sua natura eccezionale, mal sopporta la tortura quotidiana delle caotiche invasioni delle orde turistiche. La salvezza è allora conoscere la vera città, quella che vive anche al di fuori delle zone più battute. Una volta scoperta questa faccia nascosta, allo straniero si rivela un mondo magico. È un altro vivere, essenziale. Questa vicinanza ai ritmi naturali dell’essere umano ne fanno, credo, uno dei migliori posti dove abitare.
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