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Guarda guarda lì in fondo: attento che fa silenzio! Intorno ci sono mura di cemento, la luce è verde ma sottile.
Non dimentico certo che qualche tempo fa c’era un'erba, poco lontano. Eh, ma hanno un bel dire! C’è chi, come niente, parla di ‘affrontare’, chi di ‘impossibilità’, e ovunque un correre ai ripari o alle armi. Tutti inneggiano a un ‘inviato’. Invisibile, almeno per me. Nessuno strepito di mattina presto. Molto via vai di camion, tutti corrono a caricare qualcosa, e la fretta è gigante. Chi è avanzato molto nell’esperienza, tralascia la musica, quasi fosse un disturbo; chi arriva adesso, invece, la richiede, quella facile. Costruiamo una griglia? Ci può sempre servire per scegliere. Ma se nessuno di noi due ha un futuro, scegliere per che cosa? Se finisce tutto qua, sono d’accordo a prenderne il meglio, più che si può. Ma se non fosse così? E chi ne ha la certezza, in un caso o nell’altro? Scommesse non se ne fanno più, costano troppo. E’ dato tutto 1 a 100, impossibile da sostenere. Siamo in troppi, ma del troppo sbagliato. C’è chi lavora per cancellare la colpa dell’impronta, chi nemmeno se ne accorge. Chi viene dopo, sulla stessa strada vede le tracce. La visione in bianco e nero rende tutto più onirico. Una volta valeva la poesia romantica, quella che suscitava nostalgia per i non vissuti, poi tutto è diventato essenziale, fino a perdere di spessore. Ora nulla ha un significato, oltre a ciò che appare. Un sacco di maestri capaci di curare al dettaglio l’apparenza fino a farne fantastici e vuoti specchi. Dove si è rintanato il mistero? Dentro a quale palazzo? Dentro a quale vecchio silenzio, movimenti lenti e stanchi, abitudini a piccoli gesti senza rumore, banali e pietosi? Cambio tutto, adesso ad ispirarmi è l’hard blues e trovo tutto troppo stupido per essere considerato luminoso. Schifose tane oscure e puzzolenti di vernice. Impossibile pensare di vivere nella calda nebbia della musica lì. Trova tu un posto giusto! Chi si guarda più attorno mettendo in discussione quello che gli danno? Mamma mia che vacche che siamo diventati. Muti a mangiarci le foglie di ferro. |