|
BERLINO. I giornali l’hanno annunciato, quest’anno ci sarà.
Esco di casa attratto da una musica che indovino provenire dal parco che ho a 5 minuti a piedi da casa.
Sono le 5 del pomeriggio del primo maggio. Parte del parco è piena di famiglie davanti a barbecue fumanti; arrivo davanti alla vecchia stazione trasformata in bar, la musica è una tecno-elettro-lounge da pomeriggio berlinese, tutti hanno almeno una birra in mano, il chiacchiericcio è da spiaggia romagnola. Qua si stanno divertendo.
Proseguo verso Oranienstrasse, la via principale di Kreuzberg: mi hanno detto che di qui passerà sicuramente. Pausa per prendermi un cous cous fatto da un’araba (perché se vuoi vendere qualcosa per strada il primo maggio lo puoi fare), 4 euro ben investiti. All’incrocio vedo le mie prime due camionette della polizia, qua la musica è rock per un pubblico punk con cani dark.
Sulla strada ogni locale ha un banco per gli shots, la birra e un barbecue per le wurst (salsicce). La gente è veramente variegata, il clima è di festa vera, l’alcool sembra fluidificante, la gente scorre meglio.
Io però non l’ho ancora vista. Sono certo che nella piazza alla fine della via la troverò. Il palco è vuoto, sembra che i grandi discorsi siano già stati fatti. Vedo un gruppo di ragazzi andarsene su a nord, verso Mariannenplatz. Non ci sono ancora stato, li seguo. Arrivo in questa piazza dove noto tre cose. La gente che piscia ai piedi del castello come se dovessero ricreare il fossato, l’imponente chiesa in mattoni rossi e il parco che li divide zeppo di bancarelle piene di qualsiasi cibo. Mi guardo attorno, cerco di scorgerla, qua la gente anche è passata, era più intenta a mangiare.
Sono all’estremo nord del quartiere, se vado a sud, mi dico, la incrocerò sicuramente. Kottbusser Tor, una piazza tonda con dei mega palazzoni stile post armonico, qua l’anno scorso è stata vista l’ultima volta. Quest’anno ancora niente, torno indietro seguendo una fila di poliziotti che, come me, sono in attesa di vederla. Fanno il picchetto per una buona mezz’ora davanti ad una banca, tornano indietro, li seguo, Kotty di nuovo. Tento di passare al di là del posto di blocco, ma niente, non mi lasciano; il blocco probabilmente l’hanno messo per non farsela scappare.
A pochi passi una signora sta friggendo del pesce. A Venezia fanno il pesse al scartosso, qua te lo danno nel piatto, ma il concetto è lo stesso. Ottimo, mi ci voleva, la tensione della caccia ti sfianca. Il buio non spaventa le migliaia di persone che ancora ballano e bevono, le strade sono ancora piene. Intanto il numero dei poliziotti cresce, ne conto un centinaio solo girandomi attorno. Alle 10 primi petardi, ecco ci siamo. I poliziotti tirano giù le visiere, quando passa non passa inosservata.
Questa è la cronaca della rivoluzione annunciata ma mai arrivata. I giornali dicevano che quest’anno gli scontri sarebbero stati molto violenti per via della crisi. Un giornale si era spinto addirittura a pubblicare il decalogo delle cose da fare se si viene arrestati, quella pagina è ancora nel mio zaino. La rivoluzione socialista-marxista-comunista si è risolta in una festa per famiglie, tanta birra (altrettante salsicce) e 7000 poliziotti a cui andranno i capitalistici straordinari.
A revoussiòn se fa a colpi di idee.
|