Conto e cammino. 1118 all’andata. Uno di meno al ritorno. Ma si sa: la via per tornare è sempre più breve.
Notte dopo notte conto e cammino, sotto le mura di questo castello appeso davanti al mare. O almeno a quello che credo che sia, il mare. Mi hanno detto che è blu e verde, ma io non l’ho mai visto, nemmeno nelle notti di luna piena. Tutto ciò che conosco è una distesa di luce e rumore. Faccio la guardia, notte dopo notte. Ma sarebbe più giusto dire che aspetto. Aspetto il nemico, che non si fa vedere da così tanto tempo che ormai abbiamo dimenticato chi sia. Aspetto il principe, che viene a cercare il fantasma di suo padre. Aspetto la luna, che mi racconti col suo lento ingravidarsi e sgravare il ritmo dell’uomo e delle stagioni. Aspetto che lei si mostri sulle mura, mentre segue il passo del principe che sembra essersi perso nei sentieri confusi della propria mente. C’è stato un tempo in cui aspettavo altro. Un’occasione, magari. Avrei voluto essere un eroe, uno di quelli con la corazza ammaccata e i segni delle battaglie stampati in faccia. Uno di quelli che la gente ferma per farsi raccontare la storia di ogni cicatrice, di quelli che si guardano con un misto di timore e rispetto. E invece l’unica ferita in servizio me la sono fatta scivolando sul ghiaccio a Natale. E al massimo mi porto dietro un po’ di acciacchi figli dell’umido e del freddo. Conto e cammino. E aspetto. Magari che il nemico decida di farsi vedere, e ci sia bisogno finalmente anche di gente come me. Che non è nata per fare l’eroe, ma è convinta di poter essere utile. Conto e cammino. E aspetto. Che qualcuno mi rivolga la parola, mentre guardo correre queste nuvole che sembrano latte cagliato. Magari con una domanda diversa da quella che mi rivolge sempre il principe. “Sentinella, a che punto è la notte?”. Che ogni volta mi vien voglia di rispondergli che basta guardare la luna, o la posizione del Grande Carro, invece di importunare una povera guardia che cammina. Conta e cammina. E aspetta. Ma mi rendo conto che non capirebbe, non saprebbe nemmeno dove guardare. Perchè bisogna viverla, la notte, per conoscerne i palpiti ed i respiri. E allora rispondo, a questo principe inadeguato che cerca fantasmi e non conosce l’oscurità. Che sembra essere l’unico che mi rivolge la parola. E notte dopo notte ottiene sempre la stessa risposta. “E’ l’ora che precede l’alba, mio principe. Quella più buia”. E a nessuno dei due interessa in realtà ciò che l’altro dice. |
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