C’è chi - con aria saccente - sottolinea l’errore. C’è chi giudica. C’è chi crede di aver sempre qualcosa di interessante da dire. E pensa, anche, di essere letto o ascoltato.
C’è chi si trastulla sui social network aspettando la rivoluzione permanente. C’è chi ha la soluzione in tasca. Sono tasche piene, le loro. Quelle dei rivoluzionari infantili, sempre più diffusa specie umana con il pallino della critica sottile. Pensano sia ironia tagliente, ma è solo conformismo autoconsolatorio. Sono tasche piene, le loro. Hanno sempre un oggetto da mostrare, una suppellettile da vendere, qualche libro da citare. Si aggirano con fare misterioso, sguardo di ghiaccio, non si vogliono confondere con la melma. Decidono loro cosa è melma e cosa no. E ci tengono a farlo sapere. Nelle loro tasche non c’è puzza, al massimo qualche odorino sparso. Ma mai puzza. Mani pulite, definizioni tranchant, alito caramelloso. “Un caffè d’orzo, grazie”. Hanno tasche piene, questi rivoluzionari un po’ fetish. E appena si svuotano ci ficcano subito qualcosa dentro. Qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa che li faccia sentire vivi, protagonisti della Storia, con la S maiuscola (ci tengono a specificare). Perché loro, la Storia, sanno come modificarla, indirizzarla e plasmarla a piacimento. O almeno così dicono. Aspettano anche anni per dire di avere avuto ragione. Ti attendono al varco. “Ricordi quel post? Dai, quello che ho scritto a ottobre”. Ecco che la loro parola ottiene verità, si riempie di orgoglio, trasuda carattere divinatorio. Che tasche, quelle dei poppanti rivoluzionari. Mai una volta piene di dubbi, pensieri scarsi, idee sbagliate, tentativi melmosi e sporchi. Mai piene di qualche vuoto sincero. Ci sono, però, da qualche parte, ancora tasche con dentro solo un “qualunque mattino”. Parlano poco, ma si riconoscono da lontano. C’è una luce riconoscibile quando qualcuno porta nella sua tasca un “qualunque mattino”. Diamo spazio alla timida normalità di chi non parla. Perché sa che il linguaggio parla da solo e non serve aggiungere molto. |
