Quella notte ha accompagnato a casa la ragazza più grande come nei film americani. Ma la ragazza non era bella, non era stata lasciata dal capitano della squadra di “futbol”, non era perfettamente sobria e nemmeno vestita di rosa confetto o con il bouquet appuntato al polso come per la sera del ballo.
La ragazza più grande, l’avevano vista parlare al tramonto con un'ombra. L’avevano vista scomparire in mezzo a due braccia. L’avevano vista scappare, poi, più smarrita di Wendy fra i bambini smarriti e ubriachi della festa, l’avevano vista scoppiare a piangere mentre l’ombra si allontanava, ed era quella di Peter Pan. Anche lui l’aveva vista, lui che dopo tre giorni avrebbe dato filologia romanza all’università. L’aveva vista disperata e vestita troppo leggera per la guerra che portava nel cuore, scappare in strada e poi svenirgli fra le braccia. E allora lui le aveva detto. Ti accompagno io a casa. Con la faccia pulita di Topexan e sperando bastasse la benzina, per portare a casa la ragazza più grande. Quando si è svegliata, lui la stava guardando con l’azzurro negli occhi. Forse non aveva mai tenuto niente di più fragile fra le mani che una ragazza più grande che non aveva saputo cucirsi addosso l’ombra di Peter Pan e poi farci all’amore. Una ragazza ferita dal suo cuore spezzato. Una ragazza che guarda al bambino smarrito che ha a fianco e che finisce per gratitudine e tenerezza ad annaspare nella sua bocca, e a cucire labbra sulle labbra il segreto di come si bacia una ragazza più grande. Un segreto lento e smisurato, di piccoli morsi e saliva. Un segreto di superficie, profondo, che lascia andare le mani a cercare e a cercarsi senza fretta. Un alfabeto di respiri brevi. Tuffi da un trampolino lì dove non si tocca più con i piedi. Cuore che sta tutto dentro alla bocca e si lascia leccare ferita dopo ferita, e resta il segno dei denti. Un segreto che all’alba a lui lascia solo una domanda. Burocratica e tecnica. Quasi attesa. “Ma quello che è successo, posso raccontarlo ai miei amici, vero?”. |
