Mi prendo la prima pagina, io, il Porsèo Libero, e comincio a pontificare e a tirare pietre. E le tiro belle dritte, cercando di prendere bene la mira, perchè del chiacchericcio inutile mi son rotto, mi danno la nausea le narrazioni banalotte dei media, qua bisogna dire qualche parola chiara, e mica per cambiare il mondo, solo per sfogarsi, ma di quelli sfoghi non a vanvera. Sfoghi ardenti di verità, in frizione con la realtà. E dico tutto questo sensa tanti problemi. Zero fastidi. La merda del nichilismo è arrivata alla gola. Viviamo il tempo del nulla. Dell'apatia. Del "non so dove andare, con chi andare, perchè andare". In giro si annusa fatica, precarietà, disorientamento. Lavoro che stenta, lavoro che si trova a momenti, gente che non paga, scuole senza soldi, generazioni involute e comunità imbruttite, insegnanti e genitori sull'orlo di una crisi di nervi, sindaci senza soldi, professioni svilite, qualche eccellenza, qua e là, piccoli ventilatori in un'afa agostana. Non è il delirio di uno solo, è la malattia di troppi. Dopo che per decenni - beati e tronfi nella civiltà pastosa dei consumi - abbiamo lasciato nelle pause esistenziali e liberatorie del cesso le domande di senso, quelle ultime (chi siamo, dove siamo, dove stiamo andando), ecco, dopo essercene beatamente fregati di abbeverarci di "senso" - ecco, solo ora ci rendiamo conto che il nichilismo - proprio lui! sempre lui! - è la malattia diffusa, la malattia del "niente ha più un senso"; il tarlo di tutto, il fardello di ogni esperienza, è dentro di noi, dentro il mercato - pure dentro il mercato, che va in crisi - e dentro le nostre vite. Ce l'abbiamo dentro, il nichilismo, è lo spirito puzzone di questo tempo, più tanfoso della mia stalla; ce l'abbiamo dentro, che si voti Lega o Pd, che si sia devoti all'Amore o all'Odio, che ci si astenga o si gridi. I coraggiosi oggi sono stanchi, le passioni sono tristi, manca l'aria. Ma ora questo cazzo di nichilismo si fa vedere. Le bolle di varicella cominciamo a vederle tutti, sentiamo l'ansia del "va tuto a ramengo", stiamo diventando noi - i nostri corpi, le nostre vite - malattia diffusa. Questo è un bene, e lo dico con zero fastidi. Ora si tratta di guarire e creare nuovi orizzonti di senso. Partendo da atti primordiali. Dobbiamo tornare a penetrare la vita e la società. Invoco un ritorno all'eros. Alla sana e intensa barbarìe dell'eros. Che la vita e il tempo della vita ci rendano tutti più maiali e più veri.
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